Mentre Bruxelles, dopo averlo proposto nei giorni scorsi, ha annunciato, oggi, di mobilitare fino a 540 milioni di euro dalla riserva agricola Pac (“summa” di 300 milioni di euro di fondi aggiuntivi agli oltre 200 milioni di euro ancora disponibili nella riserva di crisi per l’anno in corso) per fornire sostegno “mirato ed eccezionale” agli agricoltori colpiti dalla guerra in Medio Oriente, a Roma, all’Ufficio del Parlamento Ue in Italia, con il negoziato sul nuovo quadro finanziario pluriennale che entra nel vivo, si è discusso di Politica Agricola Comune nel convegno “Verso la Pac 2028-2034. Prospettive e priorità per l’agricoltura italiana ed europea”, organizzato dall’eurodeputato Dario Nardella alla presenza delle associazioni di categoria.
Un confronto che ha visto emergere, innanzitutto, un coro unanime contro l’ipotesi di cofinanziamento e rinazionalizzazione dei fondi europei destinati all’agricoltura. Come Cia-Agricoltori Italiani che ritiene indispensabile blindare un bilancio adeguato, autonomo e vincolato all’agricoltura per evitare altrimenti che risorse destinate al settore primario, in un fondo unico flessibile e multisettoriale, rischino di essere ridimensionate o riassegnate altrove: “non si può chiedere più sicurezza alimentare con meno Europa agricola. Difendere la Pac significa difendere il futuro dell’Unione - ha detto il presidente Cia Agricoltori Italiani Cristiano Fini - per la prima volta dalla sua nascita, la Pac rischia di perdere la propria indipendenza politica, finanziaria e normativa. Sarebbe un errore storico. Gli agricoltori europei non possono garantire cibo, sostenibilità ambientale e presidio dei territori se si continuano a tagliare risorse e strumenti a loro disposizione. L’Europa deve scegliere se considerare l’agricoltura un settore strategico oppure una voce residuale di bilancio. Senza una Pac forte e davvero comune aumenteranno le disparità tra Paesi, si indebolirà il mercato unico e si metterà in pericolo la competitività delle nostre aziende”.
Per il presidente Confagricoltura e Copa, Massimiliano Giansanti, “investire in agricoltura equivale a investire in sicurezza nazionale e nella crescita dell’autoapprovvigionamento - ha detto - per non dipendere da importazioni che spesso non rispettano gli stessi standard delle nostre produzioni come l’accordo del Mercosur. Per questo serve una nuova Pac più forte, con un budget superiore rispetto a quello attuale. Quanto proposto dalla Commissione non è adeguato alle aspettative e a quello che viene chiesto oggi all’agricoltura”.
Forte la contrarietà all’ipotesi di cofinanziamento nazionale della Pac anche da parte di Confcooperative Agroalimentare e Pesca: “una politica agricola realmente comune deve garantire condizioni uniformi tra gli Stati membri, evitando disparità competitive che penalizzerebbero imprese e territori - ha spiegato il presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei - la futura Politica Agricola Comune non può limitarsi a sostenere le singole aziende agricole: la competitività si costruisce lungo tutta la filiera. Per questo chiediamo all’Europa un cambio di paradigma che riconosca il ruolo strategico che rivestono le cooperative nell’aggregazione, nell'innovazione e nella valorizzazione delle produzioni. Anche in un eventuale nuovo assetto del bilancio europeo è necessario che le risorse destinate all’agricoltura restino adeguate, certe e dedicate. La Pac non è una voce di spesa come le altre, ma una politica fondamentale per la sicurezza alimentare, la coesione economica e la competitività dell’Europa”.
E dello stesso avviso è anche l’eurodeputato Dario Nardella: “serve una Pac del cambiamento, non della conservazione: no al Fondo Unico dentro cui far confluire la Pac e il fondo di coesione, è una scelta sbagliata. C’è la nostra netta contrarietà ai tagli al bilancio europeo 2028-2034 sulla Pac così come al fondo unico che rinazionalizza la politica agricola e quella di coesione - ha commentato - la parola semplificazione qui è usata per coprire un’operazione di smantellamento. Così si dissolve la Pac, la più antica politica agricola sin dagli anni ‘60, significa perdere tutto ciò che abbiamo di rilevante per un settore che ci rende competitivi nel mondo. Un fondo unico che lascia ai singoli Stati la scelta di come ripartire le risorse è sbagliato. È un arretramento democratico mascherato da efficienza. La Pac autonoma è per noi una linea rossa”.
Accanto alla difesa dell’autonomia e delle risorse della Pac, anche altri i temi dibattuti. Sul fronte del sostegno al reddito, per esempio, Cia-Agricoltori Italiani chiede che gli aiuti siano destinati prioritariamente a chi produce e vive realmente di agricoltura, evitando rendite passive e valorizzando il lavoro delle imprese e non il mero possesso di terra, esprimendo allo stesso tempo forte contrarietà all’ipotesi di escludere automaticamente dai pagamenti diretti gli agricoltori in età pensionabile a partire dal 2032. In Italia, infatti, il 70% dei titolari di azienda agricola ha più di 50 anni e circa il 20% supera i 65 anni: “l’errore è pensare che togliere il sostegno agli agricoltori anziani significhi automaticamente fare spazio ai giovani - ha sottolineato Fini - in molte aree del Paese significherebbe soltanto accelerare l’abbandono dei terreni, la perdita di imprese e lo spopolamento rurale. Chiediamo che questa misura venga eliminata o lasciata alla valutazione degli Stati membri, tenendo conto delle diverse realtà nazionali”.
La necessità di rinnovamento delle aziende agricole è stata sottolineata anche da Nardella: “il 12% delle aziende agricole europee è gestito da agricoltori sotto i 40 anni, e più della metà ha superato i 55 anni. Se non invertiamo questa tendenza, perderemo aziende, capacità produttiva e sovranità alimentare - ha affermato - ecco perché nella nuova Pac presentiamo un pacchetto di misure per i giovani ed in particolare per le imprese guidate dalle donne La situazione è ancora molto seria e grave. Le imprese invecchiano e l’abbandono delle terre aumenta. Le imprese guidate da giovani donne sono pochissime appena il 3% eppure le donne sono spesso le più innovative, le più orientate alla qualità, alla diversificazione, alla multifunzionalità. C’è un segnale di speranza: nel 2023 il 38% per cento dei nuovi ingressi in agricoltura è stato di donne. Dobbiamo trasformare quel segnale in una tendenza strutturale”.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha presentato, invece, altre due istanze: in primo luogo l’auspicio che “le misure a sostegno della trasformazione agroalimentare continuino a rientrare pienamente nella Pac - ha concluso il presidente Raffaele Drei - separarle dalle risorse agricole significherebbe indebolire la competitività delle filiere e costringere il settore a competere con altri comparti per risorse essenziali”. Infine, la gestione del rischio, che “deve diventare una vera priorità europea, perché senza strumenti efficaci di protezione del reddito agricolo sarà sempre più difficile garantire stabilità economica alle imprese”.
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