Per chiamarsi “carne” è necessario che questa contenga “parti commestibili di animali”. Con 560 voti a favore, 75 contrari e 25 astensioni il Parlamento Europeo, ieri, nel corso della Plenaria sulla riforma del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli (Ocm) per rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori nella filiera, nel rispetto della “trasparenza verso i consumatori”, ha introdotto una definizione comune del termine specificando, dunque, che nomi come “bistecca”, “filetto” o “costolette” debbano applicarsi solo ai prodotti contenenti carne animale ed escludere pertanto tutti quelli coltivati in laboratorio o a base vegetale.
Il regolamento dovrà ora essere approvato, nel corso delle prossime settimane, dal Consiglio dell’Unione Europea prima che le nuove norme possano entrare in vigore. Salvi, invece, dopo mesi di trattative tra i co-legislatori, i “veggie burger”, diventati, ormai, il simbolo di un mercato europeo sempre più aperto ad alternative vegetali alla carne, e, perciò, esclusi dal divieto.
Un accordo che “tutela”, dunque, oltre 30 denominazioni dall’accostamento con prodotti a base vegetale o alle nuove frontiere della carne coltivata in laboratorio, anche se ancora non autorizzata sul mercato unico, tra cui: manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, capra, coscia, filetto, controfiletto, lombata, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia di pollo, punta di petto, ribeye, T-bone, scamone e pancetta.
“Siamo stati i primi al mondo a vietare la produzione e il commercio della carne sintetica. Ci hanno accusato di oscurantismo, convinti che dall’Europa sarebbe arrivata una sonora bocciatura. Invece anche il Parlamento Europeo segue la linea italiana tracciata dal Governo Meloni - ha commentato il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - avevamo ragione noi. Andiamo avanti su questa strada: a difesa delle nostre produzioni, della qualità italiana e del legame millenario tra uomo, terra e cibo”.
Ma il voto del Parlamento Europeo recepisce anche una delle principali richieste avanzate dalle associazioni di categoria: “via libera dell’Europa a una maggiore trasparenza per i consumatori e a nuove garanzie per il reddito degli agricoltori - affermano Coldiretti e Filiera Italia - a partire dal divieto di utilizzare denominazioni come “carne”, “bistecca” o altri termini tradizionalmente associati ai prodotti zootecnici per gli alimenti prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali, piante, microorganismi, funghi o alghe. Adesso occorre continuare ancora a lavorare per garantire chiarezza nelle etichette e consentire ai cittadini di compiere scelte di acquisto pienamente consapevoli”.
Oltre ad aver fatto chiarezza sulla terminologia della parola “carne”, le modifiche al regolamento Ocm, tra le altre cose, rendono obbligatori anche i contratti scritti tra agricoltori e acquirenti, includendo anche una clausola di revisione, per garantire che i contratti a lungo termine tengano conto “dell’andamento del mercato, delle fluttuazioni dei costi e delle condizioni economiche”. Viene, inoltre, consentito ai Paesi di fornire sostegno finanziario alle organizzazioni di produttori e alle loro associazioni nel quadro degli interventi settoriali della Pac e definite le condizioni per l’uso di termini di commercializzazione facoltativi come “equo”, “equitativo” e “filiera corta” per garantire chiarezza ai produttori e ai consumatori.
“L’accordo rappresenta un passo significativo verso una maggiore tutela del lavoro agricolo e della sostenibilità economica delle imprese”, aggiungono Coldiretti e Filiera Italia, nel ringraziare gli europarlamentari che hanno sostenuto queste proposte insieme alle organizzazioni agricole di Francia, Spagna e Portogallo: “un risultato che rappresenta una base di partenza in vista della prossima revisione dell’Ocm post 2027”.
Il voto ha avuto luogo in una Strasburgo dominata dalle proteste agricole con l’Eurocamera che oggi darà il via libera finale anche al futuro quadro normativo per le nuove tecniche genomiche, come le Tea.
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