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LO SCENARIO

Alcol, consumi dimezzati nel 2050. Lo scenario dipinto dall’agenzia di consulenza Roland Berger

“Le aziende possono reagire. Innovando sui prodotti No-Lo, utilizzando l’Ia e collaborando con le istituzioni a scrivere le regole”

Che i consumi di alcol siano in calo strutturale è un fatto con cui, ormai, tutta l’industria, compresa quello del vino, sa di dover fare i conti. Ma lo scenario disegnato da un nuovo studio è brutale: da qui al 2050, i consumi di alcolici in genere si dimezzeranno, in volume, per due motivi principali, la crescente attenzione alla salute dei consumatori, e normative sempre stringenti, con modifiche sempre più repentine soprattutto nei mercati emergenti, ma con qualche “giro di vite”, magari meno frequente, ma non meno intenso, in quelli maturi. Un trend che può essere invertito, investendo in bevande “No & Low Alcohol e Functional Drinks”, sempre più apprezzate dai giovani, per l’industria del beverage in generale, e magari, per il vino, su abbinamenti e suggerimenti sempre più personalizzati non solo in base al cibo, ma anche al momento della giornata, al clima e all’umore della persona stessa, persino, grazie all’Intelligenza Artificiale, che andrà sempre più utilizzata lungo la filiera, dalla parte agricola a quella di contatto con il consumatore. Ma sarà fondamentale anche che le rappresentanze di settore e i big player siano sempre più proattivi, capaci di collaborare con governi ed enti preposti a scrivere le normative, e possibilmente di guidarli, piuttosto che inseguirli, puntando sempre di più su tutto quello che può spingere, a livello di regole e di comunicazione, verso un consumo di alcol consapevole e compatibile con la salute. È il quadro di sintesi che emerge dall’ultimo report “The Future of Alcohol: Tech, Politics, and Structural Decline”, rilasciato dalla società di consulenza Roland Berger di Monaco di Baviera, in Germania.
“I dati mostrano che il consumo pro capite di alcolici è già in calo o stagnante in tutte le regioni a livello globale tra il 2014 e il 2024, con tassi di decrescita annua (Cagr) pari a -1,1% in Nord America, -0,7% in Europa Occidentale e -1,3% nell’Asia Pacifico. Solo il segmento Luxury è rimasto e rimarrà resiliente nel mercato. Inoltre, i dati sulle normative rivelano un’asimmetria sorprendente: i mercati in via di sviluppo stanno inasprendo le regole sull’alcol quasi al doppio della velocità rispetto ai mercati maturi (una media di 3,5 modifiche normative all’anno contro le 2 dei mercati maturi)”, spiega lo studio. Che suggerisce anche alcune “best practices” che le aziende del settore possono o devono adottare per guardare al futuro.
Un tema fondamentale, per esempio, è quello delle bevande “No-Lo Alcohol” e dei “Functional Drinks”. “Il mercato sta assistendo a una crescente ondata di consumatori “sober curious” (in particolare tra i Millennials e la Gen Z), che scelgono di limitare l’uso di alcol per privilegiare la propria salute. Si prevede quindi - spiega Roland Berger - una rapida espansione di bevande a basso contenuto di alcol (o nullo) e dei cosiddetti “Functional Drink”, ossia bevande progettate per mantenere i benefici emotivi e sociali dell’alcol (euforia, rilassamento) senza gli effetti negativi sulla salute. Tali bevande vengono formulate utilizzando estratti vegetali (come kava, radice d’oro) o ingredienti sintetici innovativi. Per i produttori di bevande è quindi fondamentale investire precocemente in queste aree, includendo componenti funzionali nello sviluppo di nuovi prodotti”.
Altro aspetto fondamentale, secondo Roland Berger, è lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale applicata a tutti gli step della value chain. Tra cui, ad esempio, il “Flavour-driven consumer engagement”, ovvero applicazioni dirette al consumatore, guardando ad aspetti come il “cambiamento dell’esperienza di “flavor pairing” (abbinamento dei sapori), che sta passando dalle logiche tradizionali (“pesce con il vino bianco”) a un sistema governato dall’Ia, che suggerisce abbinamenti combinando il cibo con l’umore, i dati personali, genetici e ambientali del consumatore”. Altre opportunità dell’Ia, ovviamente, si concentrano nell’agricoltura di precisione. Ma non solo. “Per quanto riguarda l’innovazione biologica ad esempio, il lievito si è evoluto da un semplice input per la fermentazione a una vera e propria piattaforma biologica. L’“upcycling” delle cellule di lievito offre ora applicazioni scalabili e nuove fonti di reddito in settori come l’agricoltura (esempio biostimolanti), la salute e la bellezza”.
C’è poi, come detto, l’approccio alla regolamentazione: “dato il trend di inasprimento normativo e l’accresciuta sensibilità tra i consumatori, le aziende dovranno passare da un approccio di resistenza al cambiamento, a un approccio collaborativo con gli enti regolatori per trasformare il cambiamento in un vantaggio competitivo. Le aziende devono, quindi, evolversi in soggetti capaci di innovare più rapidamente, di abbracciare le nuove tecnologie, e di cambiare il paradigma di ingaggio sia verso i consumatori sia verso gli altri stakeholder. L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale risulta fondamentale per personalizzare l’esperienza del consumatore e ottimizzare la produzione attraverso l’agricoltura di precisione. Così come diviene fondamentale la necessità di un approccio proattivo verso gli stakeholder, dove i produttori collaborino alla definizione di standard per un alcol sostenibile”.
“L’industria del tabacco ha già affrontato questa fase oltre 10 anni fa - spiega Stefano Sorrentino, partner di Roland Berger e co-autore del report - grazie a significativi investimenti in ricerca e sviluppo, al lancio di prodotti innovativi a rischio potenzialmente ridotto, e ad un approccio di trasformazione scaturito dal suo interno, l’industria ha saputo reinventarsi e tornare a crescere, incontrando il favore di consumatori e regolatori. L’industria delle bevande alcoliche dovrà, necessariamente, seguire lo stesso percorso”.

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