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PREVISIONI

Coldiretti: consumi interni ed export spingono il fatturato del vino italiano a 11 miliardi di euro

Il presidente Prandini: “da vendemmia opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone, in vigne, cantine e distribuzione commerciale”
Coldiretti, CONSUMI, EXPORT, FATTURATO, vino, Italia
Il vino italiano verso gli 11 miliardi di euro di fatturato

Con la riapertura della ristorazione in tutto il mondo e la ripresa delle esportazioni, si stima un fatturato superiore agli 11 miliardi per il vino italiano nel 2021. Così una stima Coldiretti (commentando la diffusione dei dati di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini (Uiv), che confermano le previsioni quantitative di 44,5 milioni di ettolitri per la campagna 2021, iniziata ormai in tutta Italia). Un fatturato - sottolinea la Coldiretti - raggiunto grazie all’aumento dei consumi interni e delle esportazioni, con l’Italia che, a livello produttivo, nonostante le difficoltà dell’anno del Covid, resta leader mondiale davanti a Spagna e Francia.

“Dalla vendemmia in Italia si attiva un sistema che offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio”, commenta il presidente Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare anche “il protagonismo dei giovani agricoltori in un settore importante come quello vitivinicolo”. L’elemento che caratterizza maggiormente la nuova stagione del vino italiano - continua la Coldiretti - è l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, anche attraverso l’utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori, con i giovani vignaioli che prendono in mano le redini delle aziende imprimendo una svolta innovatrice. Le aziende agricole dei giovani possiedono peraltro una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più.

A preoccupare - sottolinea Coldiretti - sono anche le nuove politiche europee come la proposta di mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie per scoraggiare il consumo o anche il via libera dell’Unione Europea a nuove pratiche enologiche come la dealcolazione parziale e totale che, secondo la Coldiretti, rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo permettendo di chiamare ancora vino un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di un trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Particolarmente grave - conclude la Coldiretti - è la decisione di considerare i vini dealcolati e parzialmente dealcolati come prodotti vitivinicoli e di consentire tale pratica anche per i vini a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta.

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