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Corriere Della Sera / Italie

Montevecchia è diventata un’oasi ... Un tempo i caprini e il rosso Pincianel, oggi nuove cantine e agriturismo... C’era una volta Montevecchia, rinomata per i suoi “caprini”. In realtà, i morbidi e minuscoli formaggi a forma rotonda erano (e sono) prodotti con latte vaccino o con l’aggiunta minima di latte di capra. E poi c’era una volta il vino rosso, il Pincianel, asprigno. Che, a dirla tutta, non valeva un gran che. C’erano il verde e l’aria pulita: la gita in cima alla più famosa collina della Brianza (nelle giornate limpide e ventose, con un pizzico di immaginazione, si può avvistare la Madonnina del Duomo di Milano, distante 40 chilometri) ha sempre rappresentato, per i cittadini e per i provinciali, un classico. La scampagnata primaverile, estiva, autunnale. Ricordi di gente di mezza età. Eppure, incredibile ma vero, il paesaggio, almeno una porzione di paesaggio, con il passare degli anni non ha cambiato volto. Mentre il cemento delle fabbrichette divorava, pezzo a pezzo, molte aree di quel territorio dove nobili lombardi trascorrevano le vacanze in villa, Montevecchia e la limitrofa Valle del Curone, infatti, sono rimaste integre. Di più: l’istituzione dei Parco Regionale (1983), essenziale per la salvaguardia, ha messo in moto un circuito virtuoso che passa per il rispetto dell’ambiente, la buona cultura agricola, l’incremento di una microeconomia compatibile. Il bosco, solcato dal torrente Curone e da altri ruscelli, che racchiude le specie arboree autoctone e un’interessante fauna, si integra così con la (rinnovata) coltivazione della vite, dei frutti antichi e rari, con agriturismo di qualità. Michele Mauri, autore de “Il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. Cuore verde di Brianza” (Bellavite, 2006), ci stupisce raccontando delle orchidee che fioriscono nei prati magri (radure in stato semi-naturale), di un emozionante cammino fino alle sorgenti del torrente, tra querce, faggi, roveri, carpini, ontani. Un piccolo paradiso, insomma. Disvelato, nella sua defilata bellezza, in anni recenti. “Un tempo, quasi nessuno osava addentrarsi nella valle”, spiega Mauri. Anche ora il fascino nascosto del Parco colpisce i veri cultori della natura. I gitanti della domenica, percorrendo in auto la ripida salita, vanno invece verso Montevecchia alta. Pranzano nelle trattorie dove la qualità dei cibi e dei vini (locali) è migliorata. L’area di sviluppo (sostenibile) recente non si trova sul cocuzzolo della collina ma lungo i fianchi. Ed ecco l’Oasi di Galbusera Bianca (comune di Rovagnate), dal 2005 prima oasi privata affiliata al WWF Italia. Qui, Gaetano Besana, 58 anni, ex fotografo di moda di successo, dopo aver girato il mondo, ha deciso di fermarsi nei luoghi d’origine. A Sirtori (Lecco), ha venduto i terreni di famiglia, si è spostato di alcuni chilometri per cominciare, nel 1999, la nuova avventura nel cuore della Valle del Curone. Animato da autentica passione per “il bello, il buono, la qualità”, Besana, attraverso un lavoro di “ecologia profonda”, ha creato un borgo agricolo, riscoprendo piante, frutti antichi, ortaggi dimenticati, sapori della tradizione contadina. Il progetto (www.oasigalbuserabianca.it) è in via di completamento, ma quel che già si è realizzato vale la visita. Poi, c’è la storia di Giordano Crippa, costruttore, che, all’improvviso (“mi chiesero di progettare una cantina, cosa che non avevo mai fatto”) s’innamora della viticoltura e dell’agriturismo. Da alcuni anni, le figlie Clara e Claudia si occupano a tempo pieno della nuova attività: Galbusera Nera, La Costa (è anche il marchio dei vini), la Scarpata, vecchi insediamenti contadini, sono rinati a nuova vita. Nell’area, si segnalano altre esperienze analoghe. “Il risultato positivo - sottolinea Claudia Crippa - è che i micro-produttori del Curone hanno cominciato a fare sistema. In tal modo, si mantiene il territorio e, per il futuro, c’è la prospettiva che l’economia dell’agricoltura e dell’ospitalità possa dare da vivere”.

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