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CLIMA

É emergenza siccità in Sicilia: viticoltura a rischio, in particolare nella zona di Trapani 

Occorre lavorare sul “sistema dighe” dell’isola: l’allarme di Colomba Bianca, una delle maggiori cantine bio d’Europa (2.480 soci) 
dighe, EMERGENZA, SICCITA', SICILIA, Italia
La Sicilia soffre sempre di più per la mancanza di risorse idriche 

Correre presto ai ripari prima che le conseguenze diventino irreparabili: è emergenza siccità in Sicilia, con il settore della viticoltura sempre più a rischio, in particolare nella provincia di Trapani. “Dichiarare lo stato di calamità per supportare i nostri agricoltori: i volumi d’acqua negli invasi sono sotto il livello di guardia. La fotografia complessiva è preoccupante”, ha detto oggi l’Assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Luca Sammartino. Un allarme rilanciato da Dino Taschetta, presidente Colomba Bianca - una delle maggiori cantine produttrici di vino biologico in Europa, con 2.480 soci viticoltori e 6.000 ettari - secondo cui il comparto della viticoltura è a rischio collasso.
“La siccità non dipende dall’uomo, ma l’uomo dovrebbe mettere in atto tutto ciò che è possibile per anticipare le problematiche - ha affermato Dino Taschetta - l’annata è ormai compromessa, solo se Dio ci aiuta e ci manda le piogge, si può recuperare una situazione davvero critica: ma qui non si può andare avanti così. Non si può fare impresa così. Se non si interviene in tempi utili, si rischia il collasso della viticoltura in una grande fetta della provincia di Trapani. Sono sempre stato ottimista, ma adesso credo che il disastro sia ormai dietro l’angolo, con danni conseguenti enormi. In Cile i deserti li hanno fatti diventare giardini e noi rischiamo di far diventare i giardini dei veri e propri deserti. La gran parte delle dighe presenti in Sicilia sono state realizzate negli Anni Cinquanta del Novecento, possiedono le sponde in terra battuta, necessitano di manutenzione costante. Se non si interviene e non si concedono le autorizzazioni per proteggere le dighe - e l’acqua in esse contenute - si rischia di disperdere ogni sforzo profuso. 
Su 46 invasi presenti in Sicilia - continua Taschetta - appena 22 risultano in “esercizio normale” secondo la banca dati del Ministero delle Infrastrutture. Nella stagione invernale, solitamente in Sicilia le piogge sono regolari, ma se le dighe non tengono le paratoie chiuse, l’acqua raccolta finisce a mare. La diga Trinità, la più vicina al nostro territorio, può arrivare a contenere 18 milioni di metri cubi d’acqua, ma lo scorso anno è stata autorizzata a contenerne solo 4 milioni. Con queste quantità si riesce appena ad irrigare i terreni nel comprensorio del lago: ma riempita interamente, invece, avremmo 3 anni di acqua. Servono interventi mirati per incentivare la creazione di piccoli Consorzi. Serve una squadra di ingegneri che studi il territorio e organizzi lavori rapidi, e servono contributi importanti. È necessario un Piano Marshall per imbrigliare quella poca acqua che abbiamo a disposizione, altrimenti la viticoltura sarà destinata a sparire. Ci sarà un impoverimento generale, non si può pretendere che le aziende continuino a impiantare in perdita. Siamo ad un punto di rottura, gli imprenditori sono spaventati. Se non si affronta il tema subito e con una visione di lungo termine, nel giro di pochi anni perderemo tantissimi produttori. Se la base non regge, crolla l’intera impalcatura. È immorale che chi genera il business del vino debba vivere con l’acqua alla gola”, conclude Taschetta.

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