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MERCATO USA

Ice: bene l’import di vino in Usa (+6,5%), e l’Italia nei primi dieci mesi 2018 riprende la corsa

Le spedizioni enoiche dal Belpaese crescono del +9,3% in valore (1,65 miliardi di dollari) e del +2,2% in quantità
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Il mercato Usa secondo l’Ice

Dall’import enoico Usa arrivano segnali contrastanti, con i valori che continuano a crescere nei primi dieci mesi 2018 (+6,5%), a quota 5,2 miliardi di dollari, e le quantità, invece, che segnano il passo, con una contrazione del -4,1% a 9,62 milioni di ettolitri, per un prezzo medio che passa dai 4,9 dollari al litro dello stesso periodo del 2017 ai 5,4 dollari al litro di oggi, come rivelano i dati dello US Department of Commerce analizzati dall’Ice di New York per WineNews.
Ancora ottima la performance dei vini spumanti e frizzanti (+9,9% in valore e +9,8% in quantità), mentre i vini rossi confermano il loro rallentamento (+4,9% in valore e -3,8% in quantità) ed i bianchi accentuano una frenata iniziata da qualche tempo (+2,3% in valore e -2,6% in quantità), con la crescita maggiore che riguarda ancora una volta i vini rosati (+33,2% in valore e +22,1% in quantità), a tutto vantaggio della Francia, con una quota di mercato che sfiora l’80%.
Può sorridere anche l’Italia che, pur avendo perso lo scettro di primo esportatore di vino negli Usa nel 2017, a favore proprio della Francia, mostra dati positivi: la vendite di vino tricolore sono cresciute nel complesso del +9,3% in valore e del +2,2% in quantità, con la quota di mercato che sale al 31,8%, sul 31,4% dello stesso periodo del 2017, ed i prezzi medi che raggiungono 5,9 dollari al litro, contro i 5,5 dollari al litro dei primi dieci mesi del 2017.
Focalizzandoci sui numeri che più ci interessano e riguardano, quelli sul vino del Belpaese, come sottolinea l’analisi Ice, il valore dell’export complessivo ha toccato gli 1,65 miliardi di dollari, (+9,3%), con il vino che rappresenta quasi il 40% del totale delle esportazioni italiani del comparto agroalimentare/bevande, al quale assicura un contributo determinante. Crescono, come detto, anche le quantità (+2,2%), in controtendenza rispetto al dato generale (-4,1%), e superando i 2,8 milioni di ettolitri.
I vini bianchi, con 573 milioni di dollari di export, sono la componente più importante, con una quota che sfiora il 35% del totale, ma nel periodo considerato sono cresciuti in valore (2%) e diminuiti leggermente in quantità (-3,2%), mentre i prezzi medi sono passati da 4,8 a 5,1 dollari al litro, con l’Italia che si conferma primo fornitore della categoria con una quota di mercato del 39,7%, davanti alla Francia che segue al secondo posto, con il 19,7%.
I vini rossi, con 554 milioni di dollari, hanno di fatto quasi eguagliato il peso dei vini bianchi nel paniere dell’export verso gli Stati Uniti, grazie ad una consistente crescita in valore (+8,1%), accompagnata da una quantità praticamente invariata rispetto ai primi dieci mesi del 2017 (+0,7%), il che si traduce in un positivo andamento dei prezzi medi, arrivati a 6,5 dollari al litro, in crescita sui 6 dollari del 2017. L’Italia, anche in questa categoria, è il primo fornitore, con una quota di mercato del 32,2% (in crescita sul 31,6% del 2017), seguita dalla Francia, con il 31,1%.
Sempre molto dinamico il settore dei vini spumanti e frizzanti, che rappresentano il 22% del nostro export verso gli Usa, a 365 milioni di dollari, frutto di una ragguardevole crescita sia in valore (+20,2%) che in quantità (+13,8%). Interessante anche l’aumento dei prezzi medi, passati dai 5,4 dollari al litro del 2017 agli attuali 5,8 dollari al litro, con l’Italia che si conferma secondo fornitore di bollicine dopo la Francia, con una quota di mercato del 34%, ma il divario della quota di mercato fra i due Paesi, che era di quasi 28 punti nel 2017, si è ridotto a 23).
In forte espansione, come detto, il settore dei vini rosati, che però rappresentano appena il 2% del nostro export verso gli Usa, con 29,8 milioni di dollari nei primi dieci mesi del 2018, e nonostante un ottimo incremento sia in valore (+27,2%) che in quantità (+10,4%), il distacco dalla Francia è abissale: l’Italia è secondo fornitore con una quota di mercato dell’8,8%, contro il 79,2% dei cugini d’Oltralpe.
Categoria trasversale, ma in grossa difficoltà, è invece quella dei vini biologici, che nel complesso crescono in valore del +2,8%, ma le spedizioni dall’Italia segnano un arretramento del 2,8%, ed una crescita dei volumi del 3,1%, che porta ad una lieve contrazione dei prezzi. Da registrare, infine, l’ottimo andamento dei vini liquorosi (+18% in valore e +15,7% in quantità), nei quali l’Italia ha una quota del 28,8%, e dei vini aromatizzati (+42,7% in valore e +34,6% in quantità), con una quota dell’84,8%
L’Italia resta il primo fornitore degli Usa per i vini fermi, mentre la Francia è il primo fornitore in termini complessivi (grazie al segmento dei vini spumanti e dei rosati), con crescita sia dei valori (+16,8%) che delle quantità (+8,6%). Buona la perfomance in valore della Nuova Zelanda (3° fornitore con +7.9%) e della Spagna (quarto fornitore fornitore, +4,1%), mentre sono in forte calo, sia in valore che in quantità, Australia, Argentina, Cile e Germania.

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