Con export e vendite nella gdo italiana entrambi in calo, come noto, il 2025 è stato un anno giocato in difesa per il vino italiano, con la stragrande maggioranza della cantine che ha registrato fatturati in flessione o in pareggio, salvo rarissime eccezioni. Lo aveva rilevato un’analisi/trend WineNews, ad inizio 2026, e ben lo confermano i dati dei fatturati, pubblicati, nei giorni scorsi, dal quotidiano “Corriere della Sera”, nelle anticipazioni della tradizionale analisi sui bilanci della giornalista economica Anna di Martino. 26 le cantine con un fatturato sopra i 100 milioni di euro (che mettono insieme un giro di affari di 5,9 miliardi, di cui 3,7 dall’export), di cui 16 con dati in calo, e 11 in crescita (ma quasi sempre di qualche decimale). Al top si conferma Cantine Riunite & Civ (guidata da Corrado Casoli, con 635,1 milioni di euro (-6,1%), di cui 398 in capo al Gruppo Italiano Vini - Giv, con al vertice Roberta Corrà (-4,7%), seguiti dal Gruppo Argea, condotto da Massimo Romani, con 462 milioni di euro (-0,5%), e da Italian Wine Brands a 395,9 milioni di euro (-1,5%). Ai piedi del podio il Gruppo Caviro, diretto da Giampaolo Bassetti, a 351,3 milioni di euro (-8,8%), mentre al n. 5 si trova la prima azienda privata e verticale della classifica, Marchesi Antinori, presieduta da Albiera Antinori che la guida con la famiglia e con l’ad Renzo Cotarella che, con 263 milioni di euro, è una delle pochissime in crescita, seppur dello 0,4% sul 2024.
Sopra i 200 milioni di euro seguono, in ordine decrescente, Herita Marzotto Wines Estates, Cavit, La Marca Vini e Spumanti, Collis Veneto Wine Group (altra eccezione in crescita dello 0,3%), Fratelli Martini, Terre Cevico (+3,4%), Gruppo Mezzacorona (+0,3%) e Mack & Schühle Italia (+0,1%).
A completare la lista degli “over 100” seguono Zonin 1821, Tenute Piccini, Mionetto, Frescobaldi, Vivo Cantine, Schenk Italian Wineries, Cantine Ermes, Gruppo Lunelli, Villa Sandi, Cantina di Conegliano, Cadis 1898, Vignaioli Veneto Friulani, Serena Wines e la new entry Bottega.
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