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Italia Oggi

Enoturismo: Fdl mette le mani in una legge che funzionava bene … “Più uno stato è corrotto, più fa leggi”: chi lo ha “detto? Due indizi: non è un economista teorico della “laissez-faire” e neppure un pluto-liberista della seconda repubblica berlusconiana (che di leggi ne ha fatte a iosa). Lo disse Publio Cornelio Tacito, senatore romano, vissuto tra il 55 d.C. e il 120 circa. Bene, nonostante siano passati due millenni, a Roma il legislatore (figura mitologica) fa di tutto per confermare ciò che Tacito non tacque. L’ultimo caso riguarda il vino: secondo quanto rivelato da Tre Bicchieri del Gambero Rosso, Fratelli d’Italia ha depositato una proposta di legge in commissione agricoltura alla Camera dal titolo: “Disciplina dell’attività di enoturismo”. Il testo, a firma della deputata Yilenja Lucaselli, è stato presentato come: “Un lavoro che va a regolamentare il settore enoturistico, fino ad ora lasciato all’approssimazione personale”. Peccato che una norma sull’enoturismo esista già e non è un regio decreto, i cui dettami sono persi nel tempo. È un decreto del 2019 (n. 2779), attuativo della legge di bilancio 2018, e reca la firma dell’ex ministro alle politiche agricole e al turismo e noto senatore leghísta, Gian Marco Centinaio. Dunque, nella maggioranza la mano destra non sa cosa ha fatto la mano sinistra (si fa per dire)? Può essere e sarebbe già grave, se non fosse che nella proposta di legge si fa riferimento alla nonna “Centinaio” per disporne l’abrogazione (e alla legge n. 268/1999 sulle strade del vino per l’aggiornamento). Ma allora, perché non aggiornare il decreto “Centinaio”? Forse perché la mano destra di FdI vuol firmare ciò che ha già firmato la mano sinistra (pardon!) dei leghisti, disfacendo come Penelope una tela normativa che dopo 4 anni è stata recepita da metà delle regioni e tarda ad arrivare alla sua totale applicazione. Qui siamo oltre il sovranismo agricolo: è sovranismo normative. E per il vino è come giocare a Monopoly: becchi la casella sbagliata e riparti dal via. A ben vedere, però, c’è molto di più del mero protagonismo dei meloniani a danno degli alleati. Nella proposta si legge che i soggetti abilitati a fare enoturismo saranno: imprenditori agricoli; cantine; coop; imprenditori del turismo rurale; imprese agroindustriali che trasformano o commercializzano prodotti vitivinicoli. Insomma, chiunque abbia a che fare col cibo. Non solo. Nella sua definizione la norma proposta fa ricadere “tutte le attività di conoscenze del prodotto vino esercitate in prossimità del luogo di produzione”. In pratica, si potrà “fare enoturismo” anche su terreni che nulla hanno a che vedere con le viti. Se l’intento è annacquare il settore, si fa centro. Diceva Winston Churchill: “Se esistono diecimila norme si distrugge ogni rispetto per la legge”.

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