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Italia Oggi

Doc ombrello sui vini campani … Il brand regionale per i vitigni autoctoni e l’enoturismo… La Campania farà come la Sicilia: lavorerà per costruire una Doc ombrello che coprirà 15 Doc e 4 Docg della regione. “Il percorso per arrivare a una Doc unica è stato già avviato, annuncia a Italia Oggi l’assessore della Campania Nicola Caputo. “Dobbiamo valorizzare i vitigni autoctoni, promuovendo i percorsi enoturistici e investendo sul branding regionale per rafforzare l’identità e la riconoscibilità dei vini campani. La Campania è nota per la qualità dei suoi prodotti, ma il nostro vino incide solo per il 4% sul dato nazionale. Dobbiamo accelerare lo sviluppo”. A che punto è il dibattito? “Per ora è stato aperto nei consorzi, non ancora tra i big della produzione”, risponde Caputo, “ma credo che una Doc Campania sia più visibile di un Asprinio Aversa Doc”. La Campania annovera denominazioni note, come Aglianico, Fiano, Greco di Tufo,Falanghina e diversi altri. Nel 2021 la regione ha prodotto 1,3 milioni di ettolitri di vino. Tradotto in bottiglie, sono 173 milioni di pezzi, ma di questa produzione solo 80/90 mln è realmente imbottigliato. Il resto è sfuso. Nel 2020 Nomisma aveva calcolato che l’export di vini campani superava di slancio i 50 mln. In vista del decollo effettivo della procedura, è stato commissionato a Nomisma un report sulla percezione del vino campano in Italia e all’estero. “A dicembre dovremmo ricevere lo studio di Nomisma”, annuncia Caputo, “e a gennaio organizzare un grande evento in Campania. Poi in aprile, in occasione di Vinitaly, avviare la costituente. Ovviamente dovremo interloquire col ministero delle Politiche agricole, ma dovremmo essere facilitati dalla presenza di numerose denominazioni campane nel food”. Di segno opposta l’opinione di Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, big dei vini campani con cantine anche fuori regione. “In generale, penso che l’aumento delle Doc non sia positivo. Abbiamo un Campania Igt che funziona bene e, spesso, nel mondo i vini Igt sono quelli che destano il maggior interesse. Ho l’impressione che l’introduzione della Campania Doc complichi la gerarchia delle denominazioni. La Toscana per esempio non ha una Doc ma un meraviglioso Igt. Non vedo il vantaggio per í produttori, mentre può esserci quello politico: creare consenso. E anche i consorzi, a volte, agiscono secondo logiche politiche”. Eppure in Sicilia la Doc regionale sta ottenendo un successo crescente. “La situazione è però diversa”, obietta Capaldo. “In Sicilia hanno solo la Docg Cerasuolo. Inoltre sono una quindicina di grandi produttori che hanno deciso di portare avanti non la Doc ma la Sicilia. Loro, inoltre, non hanno denominazione profondamente radicate come l’Irpinia, il Sannio e altre. Abbiamo una tale ricchezza ampelografica in Campania che non vorrei mai che un Greco di tufo o un Piano d’Avellino passino in second’ordine rispetto a un Campania Doc. La nostra storia dev’essere quella di valorizzare la Campania come gran collettore di Docg monovarietali”. Perché la Campania Igt non è decollata? “Nel nostro territorio abbiamo tantissime piccole realtà e province, ciascuna con i suoi particolarismi; il problema non si risolve con una legge, ma lavorando insieme. Si è iniziato col Consorzio Campania Wine che unisce i vari consorzi e si realizzano iniziative comuni”.

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