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Italia Oggi

Massobrio, l’universo in un bicchiere di vino ... Paolo Massobrio, oltre a essere uno dei più noti esperti di economia agricola e di enogastronomia, è anche uno scrittore vero, nel senso che sa usare gli strumenti della narrativa per meglio spiegare il mondo del cibo e del vino specialmente evidenziando l’umanità d chi produce queste cose buone, il loro sapere più profondo, il loro legame con il territorio. Insomma, la loro cultura. Dopo opere che sono diventati piccoli classici, come Il buon bere o L’ascolto del vino (in collaborazione con Marco Gatti), eccolo di nuovo in libreria con un volume che già nel titolo rivela una verità, una filosofia, una interpretazione: parlando di vino e di vignaioli, inevitabilmente la “passione” ha il sopravvento sulla”scienza”: Il tempo del vino - Diario di vigna e di passioni (Rizzoli, 398 pagine, 19 euro).
Filosofia riassumibile così: “… soprattutto ci insegna i trucchi di un mestiere che non deve mai cadere nelle trappole dei quiz - anno? Cantina? Vitigno? - ma si compone di tre gesti, che sono possibili per tutti: guardare, annusare, assaporare. Che poi si traduce in saper apprezzare e amare ciò che di più autentico offrono il frutto della vigna e il talento dell’uomo”. Il tempo del vino è un viaggio nei luoghi dove nasce la più antica e straordinaria bevanda mediterranea, con tante storie divertenti e tanti consigli sapienti, ma è anche una guida pratica, completa di indirizzi e perfino di prezzi (o perlomeno una suddivisione per fasce: si parte dalla fascia G, con prezzi che vanno dai 3 ai 5 euro, per arrivare alla fascia A, oltre i 40 euro), e senza mai disprezzare i l vino più economico (perché genuino), anzi, cercandone i pregi e la storia più antica, dall’estremo Nord dell’Italia continentale fino al Sud più profondo e profumato di mare.
A Paolo Massobrio preme anche raccontare, spiegare ed evidenziare gli importanti cambiamenti subiti dal mestiere (o arte) del fabbricare vino dagli anni 80 a oggi: “Queste pagine sono un susseguirsi di racconti personali, situazioni, personaggi, storie che in qualche modo hanno segnato gli ultimi 20 anni di rivoluzione intorno al vino e che spiegano un fenomeno tutto italiano, fatto di ingegno, ma anche di capacità a mettersi assieme. Ci sono poi 190 racconti di vignaioli suddivisi per stagioni, perché c’è un tempo anche per il vino, quel vino lì…”. Racconti che non riguardano soltanto vignaioli famosi e cantine che producono o commerciano a livello industriale. Gli incontri più interessanti sono quelli con i piccoli e medi “artigiani” che hanno saputo mettere nella botte anche la loro anima.
“… Cos’è il Guado di Melo? Una cantina, una biblioteca o semplicemente l’enologia che verrà? Michele Scienza, 36 anni, è uscito dapprima con due vini. Ed è soddisfatto perché non immaginava che la morbidezza di quel rosso appena svinato rimanesse intatta. E invece è così, in quei dieci ettari situati tra le terre di Gaja e Meletti Cavalleri che danno un rosso con la I di “italiano” e di “internazionale”. Le uve sono cabernet sauvignon, sangiovese e merlot, sullo stile dei Supertuscan o dei Bordeaux …”.
Il libro è diviso in due parti. Nella prima l’autore racconta la genesi della sua passione, e lo fa con un calore che potrebbe convincere perfino gli astemi, poi affronta la storia delle profonde mutazioni avvenute a metà degli anni 80, fino al rinascimento dei gloriosi 90 e ai traguardi del Duemila. La seconda parte è dedicata agli incontri, completi di indirizzo, con vignaioli piccoli e grandi, suddivisi per stagioni. Non manca la partecipazione straordinaria di personaggi famosi, comunque e sempre “a tema”: “Ornella Muti è arrivata in ritardo come una star, quella sera a Villa Fiordaliso di Gardone Riviera. Era la primavera del 1988, durante il Vinitaly, e l’attrice aveva deciso di produrre vino a Lerma, nell’Ovadese, dove nasce il Dolcetto. Quando Giacomo Bologna la presentò, lei disse con signorilità: “Corriamo per arrivare secondi”…”. Questa del produrre vino (oltre che berlo è una passione che accomuna persone di ogni livello sociale. Nel vino finiscono anche la loro esperienza personale e la loro cultura territoriale, e tutto diventa scoperta e conoscenza. L’avventura del vino continua.

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