02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Italia Oggi

Vitivinicoltura, è tempo di rilanciarne la competitività … È tempo di vendemmia e cambiamenti nel settore vitivinicolo. Al momento è infatti allo studio del Parlamento europeo una iniziativa legislativa sulla riforma della nuova organizzazione comune di mercato dèl vino, che sarà presentata entro fine anno alla Commissione europea, in attesa della proposta legislativa che entro il 2007 andrà a ridisegnare il panorama v-itivinicolo ed enologico dell’Europa.
«Una riforma importante e senza dubbio necessaria che si propone di aumentare la competitività dei produttori europei di vino, rafforzare la notorietà dei vini europei, riconquistare quote di mercato e acquistarne di nuove, ripristinare l’equilibrio tra offerta e domanda e semplificare le norme, salvaguardando le migliori tradizioni della viticoltura europea», sostiene Giuseppe Castiglione, eurodeputato, membro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e relatore del Parlamento europeo per la riforma legislativa.

Domanda. Come si deve operare per permettere al settore vitivinicolo di superare l’attuale momento difficile?
Risposta. Ci troviamo in un momento storico della viticoltura europea: la liberalizzazione dei mercati agricoli mondiali e la sempre maggior concorrenza internazionale hanno messo in discussione gli schemi di produzione e commercializzazione dei nostri vini e hanno imposto una maggiore flessibilità per i nostri viticoltori. Diventa indispensabile rivedere la rigidità delle nostre regole nel tentativo però di bilanciare le esigenze dei produttori con il rispetto della tradizione, della qualità e della tutela del consumatore.
D. Nell’ambito della riforma dell’Ocm si ipotizza l’espianto di 400 mila ettari di vigneto in cinque anni, l’abolizione degli aiuti per la distillazione, il magazzinaggio e l’uso dei mosti. Misure che hanno consentito ad alcune realtà produttive di sopravvivere nonostante le crisi di mercato. Se andiamo a considerare i dati delle produzioni e delle vendite, ci rendiamo conto che il settore sta vivendo un momento non facile, con eccedenze produttive che non trovano sbocchi di mercato e una bilancia commerciale con un saldo export-import negativo. La proposta della commissione, che si in-centra su un programma di estirpazione definitiva e su una successiva liberalizzazione dei diritti di impianto, non può ritenersi una risposta pienamente soddisfacente alle esigenze del settore. Non si possono concentrare gli sforzi solo sullo smaltimento delle eccedenze, bisogna piuttosto trovare nuovi strumenti per rafforzare qualità e competitività dell’intero settore e sbocchi di mercato alternativi anche per i sottoprodotti. In questo senso può essere interessante il settore delle bioenergie. La proposta della Commissione può essere un punto di partenza. A ogni modo, pur volendo attuare un programma di estirpazione definitiva occorrerà tener conto della particolarità del vigneto europeo, delle esigenze della viticoltura difficile e dell’impatto che l’abbandono dei terreni può avere sul paesaggio, sull’ambiente, sul turismo e, in generale, sull’economia delle zone rurali. Per quanto riguarda le misure di gestione del mercato, è innegabile che esse si siano rivelate nel tempo inefficienti: la distillazione di crisi, per esempio, nata come misura straordinaria d’emergenza è finita col diventare una meccanismo di tipo ordinario, cui oggi si fa ricorso in tutti gli stati membri e non solo per i vini da tavola, ma anche per i vini di qualità. È assolutamente necessario individuare per il futuro nuovi meccanismi di gestione del mercato che siano veramente efficaci senza tralasciare una rete di sicurezza che permetta di fronteggiare eventuali situazioni di emergenza.
D. La proposta della commissione prevede anche una semplificazione delle norme riguardanti l’etichettatura, stabilendo un quadro giuridico unico applicabile a tutte le categorie di vini e alle relative menzioni, che sarà definito in funzione dei bisogni dei consumatori e conformemente alla politica della qualità dei vini.
R. Se uno degli obiettivi principali è quello di ridare slancio dal punto di vista della competitività, non solo all’interno del mercato unico ma anche sulla scena internazionale, occorre sicuramente rivedere le regole europee. Innanzitutto quelle riguardanti la classificazione dei vini, che al momento non sono omogenee su tutto il territorio comunitario e non sembrano più corrispondere né alle esigenze dei produttori né alle richieste di chiarezza dei consumatori. In questo contesto l’etichettatura sarà uno dei temi centrali: bisogna creare un quadro legislativo più chiaro con regole che garantiscano al produttore una più semplice attuazione e che siano più intuibili da parte del consumatore. Ovviamente non dovranno mancare l’informazione e la protezione in materia di salute.
D. Il consumatore, quindi, resta sempre al centro dell’attenzione.
R. Chi produce deve sempre avere ben presente le esigenze del consumatore, che oggi è più che mai alla ricerca di un prodotto di qualità. E qualità significa soprattutto garantire al consumatore un prodotto salubre. La sicurezza alimentare è per noi una priorità: abbiamo fortemente voluto una regolamentazione generale in materia, il regolamento 178 del 2002, e un’apposita Autorità per la sicurezza alimentare. È nostro compito garantire che il vino sulle nostre tavole, su quelle di tutti i consumatori europei, sia sano e di qualità.
D. Nella comunicazione della commissione è prevista una nuova distribuzione delle risorse finanziarie del settore vitivinicolo attraverso l’individuazione di quote nazionali.
R. È necessario che le risorse finanziarie restino al settore vitivinicolo, senza alcuna distrazione verso altri settori, soprattutto se consideriamo l’imminente ingresso nell’Ue di due paesi grandi produttori di vino. La possibilità di individuare delle quote nazionali è interessante in quanto potrebbe garantire una maggiore autonomia degli stati membri, e al loro interno delle singole regioni, e quindi una maggiore aderenza alle problematiche che caratterizzano le singole aree produttive. In particolar modo bisognerebbe individuare all’interno delle norme comunitarie una linea specifica di azione focalizzata sulla promozione della viticoltura e sugli incentivi alla commercializzazione del vino. In tal senso sarebbe opportuno dare slancio alle organizzazioni interprofessionali e alle associazioni di settore, che potrebbero svolgere un ruolo di coordinamento e assistenza oltre che supportare i produttori attraverso la realizzazione, per esempio, di indagini di mercato o lo sviluppo di nuove tecnologie di produzione.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli