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Italia Oggi

In trincea sui mercati esteri ... Vendemmia scarsa e domanda in calo, ma l’export tiene... Di scena a Verona da oggi al 7 aprile la prima rassegna mondiale dedicata all’industria del vino... qualcosa come 150 mila operatori professionali, un quarto ei quali provenienti dall’estero, e 4.300 espositori. Sono i numeri chiave che danno, la dimensione del Vinitaly, la fiera del vino più importante al mondo e che si tiene nella sua 42 edizione a Verona da oggi al 7 aprile. L’occasione per fare il punto su un settore rilevante per 1economia italiana e che riesce a crescere nonostante il generale rallentamento dei consumi trovando nella domanda estera di che compensare la riduzione subita all’interno. Nel 2007 l’industria vinicola italiana ha migliorato i volumi di export del 7,8% (con un prezzo medio cresciuto del 6,4%), per un ammontare di 19 milioni di ettolitri e un valore di quasi 3,5 miliardi di euro. Al buon successo riscosso oltreconfine però non fa riscontro un segnale di fiducia sul fronte degli investimenti per migliorare le caratteristiche tecniche di vigneti e cantine, li rapporto Mediobanca ha stimato che questa voce è crollata del 30%, ma i curatori dello studio tendono a spiegare il calo con l’impennata registrata 1’ anno prima. Del resto, le aziende intervistate (92 con fatturato superiore a 25 milioni, campione rappresentativo del 41% della produzione dell’industria enologica nazionale) si sono pronunciate per un sostanziale ottimismo per il medio periodo.

Che cosa emerge dai bilanci. Dall’analisi di Mediobanca sul campione appare che la redditività operativa si è attestata al 3,3% del fatturato (dati relativi al 2006). In aumento anche il return on investment (roi), al 7,4%., con un’espansione del capitale investito quasi del 10% tra il 2005 eil2006. Anche la struttura patrimoniale si è rafforzata, con un rapporto tra capitale netto e debiti finanziari di 1,095.1 tassi di rendimento più alti si hanno per le aziende private, dove il roi è salito dall’8,2 all’8,7% là dove il controllo è italiano, dall’8,8 al 9,3% dove il controllo è straniero e dal 3,5 al 4,3% nel caso delle cooperative, dove il potenziale di recupero di efficienza è maggiore. Queste ultime, peraltro, rappresentano il 40% del fatturato del campione (tra cui i tre maggiori gruppi italiani: Giv, Caviro e Cavit). Il 58% delle imprese produce in una sola regione.

Confronti internazionali. Per
avere un’idea delle dimensioni dell’industria vinicola italiana basti considerare che l’intero campione dei maggiori gruppi analizzati da Mediobanca origina un fatturato di 3,7miliardi di euro, mentre il maggior produttore mondiale, l’americano Constellation, da solo tocca quota 3,9 miliardi; dopo le acquisizioni, tra il 2004 e il 2006, di realtà di rilievo come la californiana Mondavi e la canadese Vincor. Sia per Constellation sia per l’altro colosso mondiale, l’australiana Foster’s, l’esercizio 2006-2007 si è chiuso con un aumento delle vendite e della redditività. Ma anche le società francesi hanno registrato una buona annata, spinte da una domanda in aumento per lo champagne (dove l’Italia per la prima volta ha superato quota 10 milioni di bottiglie importate, quarto paese al mondo).

Il vino in borsa. Ma investire in società del settore può essere un buon affare? Guardando sempre al panorama internazionale (a Piazza Affari l’unico esempio di quotata è rappresentato da Campari, specializzato però soprattutto in liquori), lo studio Mediobanca ha calcolato che tra il 2001 e la fine di febbraio 2008 i corsi azionari dell’indice mondiale (all’interno del quale Constellation e Foster’s pesano per il 57%) sono saliti (media dei dati in valuta locale) dell’87%, ma tenendo conto dell’andamento generale delle singole borse si vede che solo le società francesi e nordamericane hanno battuto gli indici, mentre hanno dato risultati negativi in paesi oggi a forte connotazione vinicola come Australia, Nuova Zelanda e Cile. In tempi più recenti, dopo il balzo del 26% del 2006, l’indice mondiale delle azioni vinicole è salito di un altro 4,7% nel 2007 (la media delle borse mondiali è stata del 5,1%), ma nei primi due mesi del
2008 è diminuito del 15,7%, più della media dei mercati (-9,9%).

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