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Italia Oggi

Più tecnologia e distintività ... Raimondi (Ice): il futuro e nei mercati emergenti... Analisi dello scenario internazionale e delle strategie per vendere all’estero... Utilizzare maggiormente la tecnologia per penetrare i mercati, fare cultura sulle peculiarità qualitative regionali, e propone il vino come prodotto di facile appeal, non sempre e non solo adatto alla cucina del Belpaese. Il tutto condito da una buona conoscenza di gusti e abitudini dei consumatori. E questa la ricetta per consolidare la presenza dei vini italiani sul mercato internazionale, presentata da Stefano Raimondi responsabile dell’Area prodotti agroalimentari - Linea vini, alcolici e bevande - dell’Ice, nel corso dell’Assemblea generale della Confederazione italiana della vite e del vino (Uiv). “Il settore del vino con un valore cli export pari a 3,4 miliardi di euro è leader dell’agroalimentare italiano, presente su 170 mercati”, spiega Raimondi, “esistono, però, ancora aspetti da curare, per esempio la penetrazione dei mercati emergenti, dove il tasso di crescita è pari o superiore al 50%, ricomprendendovi sia i paesi che si stanno avvicinando a questo prodotto, come l’estremo oriente, sia i mercati di riferimento, che presentino margini ulteriori di sviluppo. Un esempio di questo tipo è la costa atlantica degli Usa o le città russe diverse da Mosca e San Pietroburgo”. Buttando l’occhio ai dati, se l’Unione europea si riconferma trainante per valore di export con 1,8 milioni di euro (oltre il 50% del totale) e il nord America si collocano al secondo posto con 826 milioni di euro, pari al 30% degli scambi totali, l’Asia vale per il 5% dell’export, mentre 1’8% è appannaggio di dieci paesi europei (Lettonia, Estonia, Slovenia, Lituania, Cipro, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Malta) con 259 milioni di euro. Un quadro positivo che per migliorare richiede alcuni sforzi e qualche piccolo compromesso. “L’ostacolo maggiore per la penetrazione di mercati potenzialmente sensibili è spesso rappresentato dalla distribuzione e dalla logistica che, tanto in Russia quanto nell’est dell’Europa o in Estremo oriente non è al passo con la realtà produttiva del Vecchio continente”, sottolinea Raimondi, “in questo senso la tecnologia può essere di grande aiuto”. “Altra questione è la conoscenza del prodotto da parte dei consumatori che, spesso, non va oltre la distinzione fra bianco, rosso e rosè e il grado alcolico del vino”, prosegue Raimondi. “In questo senso è importante valorizzare e pubblicizzare sui mercati esteri il legame del vino con il territorio, per sensibilizzare il consumatore che risulta disorientato dalle denominazioni regionali, che infine non conosce”. Una situazione questa che emerge dalla suddivisione dell’export per macro aree della penisola. Mentre il Nord e il Centro rappresentano il 94% del totale degli scambi commerciali, per un volume rispettivamente pari a 2516 milioni di euro e a 730 milioni di euro, il Sud copre solo il 6% del totale, con 183 milioni di euro. “La differenza fra il posizionamento sul mercato dei vini del Sud Italia rispetto al Nord, è netta e dovuta non tanto a una maggiore o minore qualità del prodotto, quanto piuttosto a una disfunzione della filiera”.

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