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Italia Oggi

Asti docg, la contesa va in regione ... Allargamento... Anche in materia di legislazione agricola la giurisprudenza italiana è, a volte, difficile da interpretare e se ne accorgono coloro che continuano a sollevare obiezioni al decreto Mipaaf del 5 maggio scorso, firmato dall’ex ministro De Castro che autorizza la “docg” ad Asti e hinterland per il moscato e l’Asti spumante consentendo l’allargamento di circa 20 ettari del territorio soggetto al disciplinare e delimitato nel 1932. Ora anche la Coldiretti appoggia il ricorso al Tar contro il decreto sostenuto dalla “Produttori Moscato d’Asti Associati”, il pomo della discordia, sul quale si cerca, forse, un’intesa, è stato affrontato in un vertice convocato dalla Regione. L’assessore regionale all’agricoltura Mino Taricco non è parso di differente opinione rispetto all’ex ministro rilevando come le norme europee prevedano che un vino con la “garantita” non possa escludere il nome della località da dove ha origine.
Se ciò vale, per esempio, per il Barolo o il Barbaresco (per limitarsi al Piemonte), ugualmente deve valere per l’Asti.
Il ragionamento non fa una grinza ed esclude così che il provvedimento ministeriale possa essere stato fatto per favorire qualcuno, nella fattispecie l’azienda Zonin che possiede la maggior parte della superficie vitata che dovrebbe entrare nella Docg. Dello stesso parere Emilio Barbero che presiede il Consorzio di tutela, il quale ha rilevato che la Zonin fa parte da tempo del sodalizio. Ma queste opinioni non convincono del tutto la Coldiretti che rappresenta una consistente fetta della “parte agricola” dei produttori non sempre d’accordo con il Consorzio.
“Allargare il territorio soggetto a disciplinare”, ha rilevato Fabrizio Rapallino, dirigente provinciale cuneese del settore vitivinicolo, “pone anche problemi per il mercato dove di moscato e Asti già arrivano grandi quantità. Oltretutto per tradizione il territorio regolarizzato dal disciplinare non ha mai incluso Asti e hinterland”. E all’obiezione che nulla è codificato per l’eternità, risponde: “Vero, però esiste il principio di autogoverno e di centralità dei produttori e il ricorso al Tar darà modo di far chiarezza sulle norme italiane e quelle europee in materia e stabilire se sia legittimo il critico iter frettoloso che ha seguito il decreto senza i consueti passaggi attraverso il Comitato vitivinicolo regionale, la pubblica audizione dei viticoltori e l’eventuale definitivo ok del Comitato nazionale vini”.

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