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Italia Oggi

A caccia della zona giusta ... Nel Piceno sviluppata una tecnica di analisi del territorio. Lo scopo? Colture migliori... Uno studio spiega come incassare la doc Offida... Con il termine “zonazione” si intende lo studio di una realtà vitivinicola volto a ottimizzare la coltivazione dei vigneti a seconda del luogo dove si trovano. Con lo scopo ultimo di ottenere il massimo della qualità dei vini. Ci troviamo in provincia di Ascoli Piceno e nel 2001 venne istituita la “doc Offida” sotto il cui ombrello sono raggruppati alcuni importanti vini locali tra cui i “bianchi” Pecorino, Passerina, Passerina spumante, Passerina passito, Vino santo e l’Offida “rosso” che nasce da uve Montepulciano e Cabernet. Si tratta di un territorio in crescita sotto il profilo enologico perché dei 440 ettari impiantati l’80% entrerà in produzione dal prossimo anno. Attualmente vengono prodotti 27 mila quintali di uve e certificati dalla Camera di commercio sono 5.500 ettolitri. In totale si arriva a poco meno di 800 mila bottiglie ma, stando ai dati sopra riportati, nei prossimi anni l’aumento sarà molto considerevole. Ai viticoltori si trattava di dare delle indicazioni tecniche su come produrre vino di qualità e questo ha giustificato lo studio di “zonazione” che si è concluso già lo scorso anno promosso dall’associazione “Vinea” che raccoglie un centinaio di aziende in collaborazione con l’università di Milano e altri enti. Lo studio era iniziato nel 2003 con la scelta, e il monitoraggio di 41 vigneti ripartiti tra le varietà Montepulciano (15), Cabernet Sauvignon (6), Passerina (6) e Pecorino (10), tipiche di questo territorio e facenti parte degli uvaggi delle Doc del Piceno (Rosso Piceno, Falerio, Offida Pecorino e Passerina, e Offida rosso). I vigneti sono stati selezionati il più uniformi possibile per età, forma di allevamento e gestione e scelti inoltre sulla base di una prima caratterizzazione ambientale, eseguita su scala pedologica, altimetrica e climatica. Di ognuno dei vigneti è avvenuta la selezione delle piante su cui, nell’arco degli anni, sono stati rilevati l’andamento delle fasi fenologiche, realizzati campionamenti per valutare le cinetiche di maturazione delle uve (sia quelle tecnologiche che quelle fenoliche, queste ultime solo per le varietà a bacca rossa) pesando anche il legno di potatura di ogni pianta campione. Negli stessi vigneti sono stati raccolti dati qualitativi e quantitativi effettuando delle “micro” vendemmie con micro vinificazioni delle uve raccolte poi descritte sia dal punto di vista chimico che sensoriale. Si è tentato, spiega Ido Perozzi, presidente di “Vinea”, di interpretare le risultanze sensoriali dei vini considerando i dati relativi alle piante descritte in vendemmia per le caratteristiche di accumulo degli zuccheri e di degradazione degli acidi durante il susseguirsi delle fasi fenologiche e le caratteristiche di produzione e di qualità, tracciati dei profili sensoriali diversi per ogni vino a seconda di ogni singola zona. Il risultato sono state delle “mesovinifìcazioni” pensate per analizzare e capire sia le problematiche di lavorazione che si verificano nei processi di vinificazione di volumi reali di prodotto fornendo opportuna assistenza enologica qualificata anche per promuovere e divulgare il territorio e i prodotti del Piceno. Dalla “zonazione”, esempio che è già stato seguito in altre regioni, è nato il “Manuale d’uso dei territorio” destinato proprio ai viticoltori e che sarà presentato in un convegno il 6 settembre all’Enoteca regionale delle Marche a Offida.

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