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Italia Oggi

Agricoltura, pesa il calo dell’euro ... Boccata d’ossigeno per l’export sui mercati extracomunitari... Dopo il “rischio petrolio”, adesso per l’agroalimentare Italiano si profila anche il “rischio euro”.
A lanciare l’allarme è stata la Coldiretti, secondo la quale il calo dell’euro nei confronti del dollaro rischia di vanificare gli effetti della riduzione dei prezzi del petrolio e delle materie prime agricole, anche se contribuisce a spingere le esportazioni made in Italy sui mercati extracomunitari come gli Stati Uniti. Nel commentare il brusco calo del valore dell’euro, sulla base dei dati dcll’Iwfì (Italian wine & food institute relativi) al primo semestre 2008, tuttavia, hanno sottolineato dalla Coldiretti, “l’effetto euro è neutro nei confronti dei concorrenti comunitari, e potrebbe aiutare a fermare l’espansione dei paesi emergenti nella produzione di vino, come l’Australia, le cui esportazioni hanno superato quelle dei cugini d’Oltralpe sul mercato americano, anche se al momento non hanno intaccato la leadership tricolore”.
Preoccupa, invece, la situazione sul lato delle importazioni con il cambio delle valute che potrebbe offrire un ulteriore alibi all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari per effetto delle materie prime importate come il grano, che sono quotate nella moneta statunitense al pari del petrolio. L’Italia non dipende dall’estero solo per l’energia ma, ha ricordato la Coldiretti, importa oltre il 40% del grano tenero e duro necessario per la produzione di pane o pasta, nonostante l’aumento consistente della produzione nazionale grazie all’impegno degli agricoltori Italiani che hanno colto le opportunità della riforma della Politica agricola europea. Peraltro, per la confederazione, l’andamento dell’euro potrebbe anche vanificare la tendenza al ribasso delle quotazioni del petrolio con effetti sul costo di trasporto degli alimenti oltre che sulle tariffe energetiche. Insomma, un nuovo dazio di tipo economico. “Le prospettive a livello internazionale evidenziano la necessità per l’Europa e l’Italia”, ha suggerito il presidente della Coldiretti Sergio Marini, “di investire sull’agricoltura e aumentare ulteriormente la produzione nazionale e comunitaria, ma anche di garantirsi una propria riserva strategica di prodotti alimentari di base per stabilizzare il mercato interno e assicurare gli approvvigionamenti al giusto prezzo per imprese e consumatori. Grazie alla riforma della Politica agricola europea in Italia di fronte all’emergenza internazionale si è verificata immediatamente una crescita del raccolto del 25% per il duro e del 13% per il tenero. Ma ancora non basta ed è necessario”, ha proseguito Marini, “quaIificare il percorso iniziato con la riforma per non aggravare il problema dell’approvvigionamento
alimentare dell’Europa. Lo stesso aumento del costo del petrolio ha fatto esplodere il costo dei trasporti e messo in discussione il principio base della globalizzazione in base al quale si consumano i prodotti realizzati dove costa meno. Oggi”,
ha concluso il
presidente, “è
necessario sviluppare la produzione vicino ai luoghi di
consumo per motivi economici e ambientali sia nei paesi poveri sia in quelli ricchi”, In questo senso la Coldiretti sta lavorando a un progetto per semplificare e razionalizzare la filiera per rispondere alle esigenze degli agricoltori e nell’interesse dei consumatori richiede la fattiva e necessaria partecipazione del sistema della trasformazione artigianale e industriale e della piccola e grande distribuzione.

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