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Italia Oggi

Se libri e cibo vanno a braccetto ... La ricetta di Coop: spazio per la lettura e prodotti Eataly... Inaugurato a Bologna l’Ambasciatori. Tra 90 mila volumi in vendita, ristorante ed eventi... Per motivi diversi, tutti a Bologna lo conoscono: i fedeli perché nel Trecento era una chiesa, gli appassionati del genere perché nel Novecento diventò un cinema porno. Con una storia così, “vendere” l’Ambasciatori diventato oggi libreria è un gioco da ragazzi. La Coop ha voluto fare di più, e complice un restauro accuratissimo e costosissimo (3,7 milioni di euro) che ha recuperato per la sala incontri l’intera facciata della chiesetta, per la sedicesima libreria.coop è riuscita a incuriosire persino scafati viveur come Stefano Benni e Gabriele Salvatores, i quali nei primi giorni di apertura sono andati a vedere la novità dell’anno. Il bagaglio storico della nuova libreria coop di Bologna è di quelli, effettivamente, da far venire i brividi. Per valorizzarlo si comincia dal nome, “Ambasciatori”, lo stesso di quando in questi locali c’era il frequentatissimo (nell’era pre-vhs) cinema. Per la struttura l’architetto Paolo Lucchetta dello studio veneziano Retail design ha scelto di lasciare il tetto in trasparenza, così basta alzare lo sguardo verso l’alto per vedere occhieggiare la cima delle due torri simbolo della città, e, dall’altro lato, la cupola di Santa Maria della Vita, gioiello seicentesco. Allo stesso modo, l’intera parete nord è in vetro trasparente, e mostra che si è proprio nel cuore medievale di Bologna, il quadrilatero degli affascinanti mercatini a cielo aperto, a un passo da piazza Maggiore. Semmai venisse fame a guardare oltre la vetrata l’esposizione di frutta, verdura, pesce e carne, pronta l’offerta culinaria all’interno della libreria. Che non si limita al baretto coi quattro tavolini tipici di altre catene, tutt’altro. Qui su ognuno dei tre piani i libri lasciano spazio ai prodotti di Eataly, catena dei prodotti naturali e legati al territorio. Tutto si può consumare sul luogo o portare a casa (il prezzo è lo stesso, non c’è la maggiorazione per il servizio a tavola), e l’imbarazzo della scelta tra il salato, il dolce e l’enoteca. In cucina sono state messe le eccellenze locali: il responsabile dei menu da dieci piatti diversi al giorno è Alberto Bettini, del ristorante Amerigo di Savigno (stella Michelin e tre Gamberi del Gambero Rosso), il capo chef è Gianluca Esposito, strappato al ristorante Ciacco di piazzetta San Simone. Tra i tavoli da 50
coperti, una trentina di persone coordinate da Nicola Farinetti, che è stato il responsabile della Birra di Eataly Torino. Per non far gridare all’eresia gli appassionati bibliofili che affondando il naso nei libri per odorare la carta temono di annusare olezzo di fritto, tutto ciò viene chiamato “mondo emozionale”. “L’Ambasciatori è un luogo per soddisfare curiosità, pieno di autentici librai, una razza in estinzione”, premette Romano Montroni, che dopo il divorzio da Feltrinelli è diventato curatore delle librerie della Coop. Poi aggiunge: “Questa non è una libreria concorrente, perchè è una cosa unica e diversa por Bologna e per tutto il paese. Il posto con un’anima, capaci di coniugare la qualità della lettura del cibo. L’anno passato, prima di lanciarci in questa scommessa, siamo andati a vedere che fanno a Barcellona, gli spagnoli sono molto più avanti di noi in questo campo. E’ una scommessa, sì, perché tutte le imprese commerciali lo sono, ma qui c’è una componente diversa: la qualità. E la prima cosa che impari nel fare il libraio è che la qualità paga sempre, è un valore che viene riconosciuto. E sono un valore i libri, come il buon cibo”. Qui libri, effettivamente, non mancano (90 mila i volumi in vendita, di 650 sigle editoriali), o neanche il tempo di scorrere i titoli con calma, visto che l’Ambasciatori è aperto ogni giorno dalle nove fino al mezzanotte. E il “mondo emozionale”, aggiunge Tiziana Primori, vicepresidente di Coop Adriatica, prevede che la loro fruizione sia “paritetica a quella del cibo, senza togliere nulla né agli uni ne all’altro. La logica dell’Ambasciatori è offrire un posto dove ritrovarsi, dove posso chiacchierare, mangiare o sfogliare un libro, in spazi compenetranti che non rubano il silenzio tipico della libreria. Un po’ come al Quartiere latino di Parigi, qui si fa cultura, ci si scambiano riflessioni, si ascolta, perché organizziamo eventi ogni sera”. C’è anche uno scopo sociale: “Rendere fruibile anche a chi è al di fuori delle nicchia di mercato i prodotti alimentari di prima qualità, offrendo la possibilità di provarli e acquistarli a prezzi ragionevoli. Abbiamo voluto un luogo non esclusivo, dove può entrare anche una persona qualunque per regalarsi un momento di sfizio. Negli Stati Uniti”, conclude la Primori, “si è già visto il connubio libri/cibo, ma in chiave troppo elitaria, e non volevamo questo”.

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