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Italia Oggi

Bankitalia: i menù deluxe solo in circostanze particolari ... Gentile Direttore, La ringrazio innanzitutto per l’impegno del Suo giornale per la trasparenza nei pubblici appalti, concretizzatosi da ultimo nell’articolo dal titolo “Banca d’Italia, l’abbuffata”. La trasparenza è anche un obiettivo dell’operare della Banca, tante che le informazioni utilizzate nell’articolo erano già presenti (e in maniera completa) sul sito web della Banca sin dal novembre scorso. È doveroso tuttavia notare che l’articolo - nel riferire della gara pubblica bandita per aggiudicare, con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il servizio di mensa per i dipendenti dell’Istituto (valore complessivo 24,5 milioni di euro per un triennio) - si dilunga ampiamente sul c.d. menù di “alta rappresentanza” da 76 euro, ingenerando la fuorviante impressione che tale cifra rappresenti lo standard consueto per i pasti dei dipendenti stessi. In realtà questa tipologia di menù ha una rilevanza del tutto marginale in quanto viene prevista (e non è detto che venga poi in concreto attivata) solo una volta l’anno, in occasione dell’Assemblea generale dei partecipanti. L’importo relativo - sommato a quello di tutte le altre colazioni di lavoro in Banca d’Italia, anch’esse tenute ovviamente solo in circostanze particolari (ad es. riunioni con rappresentanti di altre banche centrali) - corrisponde comunque, statisticamente, a meno del 4% del valore annuo dell’appalto relativo al servizio di mensa. L’articolo omette inoltre di riferire che il prezzo a base d’asta per ogni pasto fruito in mensa da un singolo dipendente è di 10,15 euro, suscettibile di ribasso sulla base delle offerte presentate; a titolo di riferimento, va considerato che in occasione della gara precedente il prezzo di effettiva aggiudicazione fu inferiore del 6,74% a quello di avvio della procedura. Va altresì evidenziata la particolare complessità logistica dell’appalto in questione, che serve un bacino di utenza di circa 5.300 dipendenti, ripartiti fra 7 diverse mense in parti di Roma anche assai distanti fra loro (è compreso ad es. il bentro della Banca in Frascati) e in 11 tra le maggiori sedi regionali dell’Istituto. Tale complessità, del tutto peculiare, non può non riflettersi sui costi, che pertanto devono ritenersi in linea con quelli di mercato. Ciononostante, il prezzo di un pasto per i dipendenti della Banca sarà inferiore a 10 euro. Saremmo stati lieti di fornire preventivamente le suddette informazioni, qualora fossimo stati interessati nel corso della preparazione dell’articolo. Certo dell’attenzione che vorrà riservare a questa lettera, invio distinti saluti.
Giannandrea Falchi Capo del servizio segreteria particolare della Banca d’Italia.


Risponde l’autore. Nell’articolo si riporta con precisione il fatto che i menù da 76 euro della Banca d’Italia fanno riferimento alle occasioni di “alta rappresentanza”. Occasioni che, va da sé, non possono certo essere giornaliere. Così come, visti gli importi, non possono, avere cadenza quotidiana gli altri menù: colazione lavoro di tipo A (52 euro a testa), colazione lavoro di tipo A con menù light (42 euro), buffet di tipo A (41 euro), buffet di tipo B (24 euro). Resta il fatto che il ventaglio di ipotesi, per quanto singolarmente limitate a “circostanze particolari”, è tutt’altro che trascurabile. Del resto il peso del bando è quello che è: 24,5 milioni in tre anni, che diventano 41,5 mln in cinque anni, significa una spesa annuale per servizi di ristorazione di 8,3 mln, ovvero 690 mila euro al mese, 34.500 euro al giorno. Cifre non smentite dalla precisazione.

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