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Italia Oggi

Tavernello, il vino diventa più verde ... Ricci: vicini all’ambiente, dalle confezioni alla tracciabilità... Cinque milioni di clienti. Sono quelli del Tavernello, il vino prodotto dalle coop “bianche”. Non solo è il vino in brik più venduto in Italia ma anche quello, in assoluto, più consumato nelle mense aziendali. Quest’ultimo target, però, è in parte a rischio, poiché la crisi economica sta provocando l’aumento della cassa integrazione e quindi le mense aziendali vanno a rilento. Di qui la decisione di spingere l’acceleratore sul consumo domestico e il vertice dell’azienda ci prova con un messaggio inedito, collegando l’immagine del Tavernello all’ecologia e all’ambiente.
Una scommessa, perché finora l’immagine del vino è stata per lo più collegata ad atmosfere particolari e al mondo dei sommelier. Sarà questo il filo conduttore delle campagne pubblicitarie e promozionali di questo marchio vinicolo per tutto il 2009. Già un
assaggio vi è stato con lo spot firmato dall’agenzia Armando Testa, in onda fino a pochi giorni fa sulle reti Rai e Mediaset. Le regole dettate da Secondo Ricci, presidente di Caviro (1,7 milioni di ettolitri l’anno), che produce il Tavernello (ma anche vino coi marchi Castellino e Poggese), sui contenuti della comunicazione sono precise: “Dobbiamo spiegare”, dice, “che si riducono le emissioni di CO2 facendo circolare meno autocarri e che un camion di confezioni vuote di Tavernello equivale a ventitré camion con lo stesso
numero di confezioni in vetro. Il secondo punto consiste nella produzione di energia alternativa: gli scarti delle lavorazioni dei mosti, durante la produzione del Tavernello, vanno a costituire i combustibili solidi che, uniti al biogas, consentono alla cooperativa un’autonomia energetica dall’esterno di circa il 90%. Infine la rintracciabilità di filiera, poiché la tutela ambientale significa anche essere coscienti di ciò che si porta in tavola”.
Infatti adesso è possibile, entrando nel sito Internet www.tavernello.it e immettendo il codice stampato sulla confezione, risalire alla data di confezionamento e alla dislocazione del vitigno che ha prodotto le uve contenute in quel brik.
Quindi la sicurezza del prodotto viene intrecciata alla difesa dell’ambiente. Secondo Caviro i consumatori sono pronti a recepire il messaggio
ecologico e quindi è stato deciso di scommettere su questa caratterizzazione del vino, cercando di far leva sull’impulso all’acquisto negli ipermercati, il luogo ove Tavernello è più venduto (mense a parte).
Il vino è rito e alimento per oltre metà degli italiani. Il 66,3% della popolazione al di sopra dei 14 anni beve anche saltuariamente vino, il 48,6% di questa fascia lo consuma a casa, il resto esclusivamente al di fuori delle
mura domestiche. Il 23% delle donne beve vino fuori casa.
“Ci siamo fatti conoscere sul mercato”, conclude Ricci, “con la nostra identità, abbiamo lavorato sui marchi per far sì che il nostro prodotto non sia uno dei tanti e che il consumatore sappia che può trovare quel prodotto che ha un suo nome, che è uguale nel tempo e sempre con le stesse caratteristiche, che è rispettoso dell’ambiente”.

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