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Italia Oggi

Balzello sul cibo, produttori a caccia di deroghe ed esclusioni ... Un fulmine a ciel sereno che ha colto di sorpresa il mondo agricolo e agroalimentare italiano. Il decreto legislativo 194/08, in vigore dal 12 dicembre 2008, che istituisce una nuova tassa sulla sicurezza alimentare ha avuto un iter anomalo e particolarmente breve. Le organizzazioni agricole e quelle agroalimentari non sono infatti state fatte partecipi nel processo decisionale né convocate. Le stesse Regioni, che attraverso le Aziende sanitarie locali si troveranno in prima linea nei controlli, sono state interpellate solo in una fase preliminare. Portato alla luce il provvedimento, le reazioni non hanno tardato ad arrivare. La Confederazione italiana agricoltori giudica “non adeguato” il decreto e chiede che venga ridiscusso per non mettere in seria difficoltà economica migliaia di aziende. “Si tratta” denuncia la Cia “in pratica, di un aggravio tariffario che mette sullo stesso piano sia la piccola azienda agricola che la grande industria di trasformazione”. Il decreto legislativo, infatti, toccherebbe tutte le imprese, una platea di contribuenti particolarmente vasta per un gettito fiscale che si stima già in qualche centinaio di milioni di euro all’anno. Critica sull’impostazione della norma anche la Coldirettì. “Il decreto legislativo 194/08” dice Rolando Manfredini, responsabile del settore sicurezza alimentare di Coldiretti “pone numerosi problemi. Non sono ancora state emanate da parte del Ministero della Salute circolari esplicative e le Aziende sanitarie locali sul territorio si stanno comportando in maniera molto diversa”. Sono infatti già numerose le richieste di riscossione del tributo da parte delle Asl che però, a norma dell’articolo 10 comma 2 del decreto, potrebbero procedere unicamente alla “determinazione degli introiti dovuti”. Secondo l’interpretazione corrente, inoltre, dovrebbero essere escluse dalla nuova tassa le imprese primarie,
ovvero quante producono una derrata che non viene né trasformata né conservata né manipolata. Le imprese che immagazzinino, brevemente e provvisoriamente, il prodotto agricolo in ricoveri in attesa di conferimento, non dovrebbero rientrare nell’alveo del decreto legislativo. Tuttavia, in attesa di delucidazioni, le organizzazioni agricole temono che, attraverso questa norma venga scardinato Haccp e l’attuale regolamentazione igenico-sanitaria, basata fino ad oggi sull’autocontrollo, per passare a un regime di controllo esterno nelle mani dello Stato. Particolarmente critica anche CNA Alimentare. “Siamo favorevoli ai controlli, ma questo provvedimento”, ha affermato Daniela Piccione, responsabile del settore alimentare di CNA, “ha l’esplicita finalità di recuperare risorse ovunque e comunque. Non vi è stata alcuna concertazione e non siamo ancora stati interpellati per discutere il decreto ministeriale di attuazione che dovrebbe essere emanato ormai a giorni. In questo modo è stato istituito un nuovo principio: l’azienda deve pagare anche se potrebbe non avere alcun controllo, quindi non avere alcun beneficio né servizio da parte dello stato”. Le criticità del decreto non si fermano qui. Contrariamente a quanto stabilito dall’articolo 27 comma 5 del regolamento comunitario 882/04, a cui il decreto italiano fa riferimento, il governo non ha previsto alcuna diversificazione tariffaria sulla base della posizione geografica e non ha tenuto conto delle aziende a bassa capacità produttiva. Anzi, in proporzione alle quantità prodotte, secondo le fasce indicate dal decreto, sarebbero proprio le piccole e medie imprese a pagare di più. Le associazioni di categoria sono tutte in allarme e si preparano ad una serrata trattativa col Ministero del Welfare perché si possa giungere a interpretazioni meno penalizzanti per il settore agricolo e agroalimentare.


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