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Italia Oggi

Una doc extra-large ... Il vitigno Glera sinonimo di Prosecco... Scacco a Paris Hilton e al suo prosecco fasullo. Guerra a tutti i prosecchi-patacca nei calici di mezzo mondo. E, soprattutto, stop a ogni tentazione possa giungere dal ventre d’Europa di annacquare l’origine di questo vino italiano. Da ieri il vitigno, noto ai più col nome Prosecco, ha assunto ufficialmente anche la denominazione “Glera”. Che poi non è altro che il suo nome originario. Ma anche l’espediente per evitare che si verifichi il presagio di Gianni Zonin. E cioè che, “in mancanza di una doc interregionale riservata alle zone vocate di Veneto e Friuli-Venezia Giulia si aprano le porte ad altri prosecchi, lanciati sul mercato da nuovi paesi produttori delle Americhe o dell’Est”. Del resto, che la nuova riforma dell’Ocm vino presti il fianco a questa ipotesi è una realtà, visto che bisognerà dimostrare un legame reale, quasi nominale, tra vitigno e territorio. Altrimenti addio tutele. Per questo, da ieri anche se si scrive “Glera”, si legge “Prosecco”. Ma cosa motiva questa doppia denominazione? Semplice:
la difesa del Prosecco urbi ot orbi dovrà passare dall’ampliamento della zona di produzione alle province di Gorizia, Udine, Pordenone, Treviso, Belluno,Vicenza, Venezia e Trieste. Città quest’ultima, presso cui si trova la frazione “Prosecco”, da dove arrivavano le barbatelle di “Glera”, poi identificate col nome Prosecco. Così, visto che nel borgo di Prosecco, il Prosecco si chiama Glera, il “Comitato ministeriale varietà viti” ne ha preso atto. E “Glera” e “Prosecco” sono ufficialmente sinonimi. La conseguenza diretta è che (grazie al futuro ampliamento fino a Trieste dell’areale produttivo) il Prosecco sarà legato nominalmente a un territorio d’origine. Avrà uno scudo anti-contraffazione. La conferma giunge dal ministro delle politiche agricole, Luca Zaia. Il ministro, infatti, ha annunciato che presto arriverà “il riconoscimento della Doc “Prosecco”, intesa come denominazione geografica, con la finalità fondamentale di distinguere il vitigno dalla denominazione stessa”. E che: “il riconoscimento in itinere della doc ‘Prosecco’ unitamente a quello delle due Docg “Conegliano Valdobbiadene” e “Colli Asolani” per le due aree stanche, hanno tutte l’obiettivo di innalzare sia il livello qualitativo che la protezione internazionale”.


Il panorama del vino italiano... Superficie italiana interessata dalle coltivazioni di uva da vino 734.845 ettari. Di questi, il 39% per vini
di qualità (Vqprd), e il 61% per vini da tavola e ad indicazione geografica.

Produzione 2007: quasi 43 milioni di ettolitri di vino, per il 54% vini rossi.

Valore produzione vitivinicola: 3,1 miliardi di euro (7% del valore della produzione agricola complessiva).

Aziende agricole che coltivano vite da vino: 496.745. Il 25% produce uve DOC o DOCG.

Imprese che producono vino: quasi 2.000, con un numero complessivo di addetti di 18.000 unità.

Fatturato industria vinicola: 10,9 miliardi di euro (9,6% fatturato della industria agroalimentare complessiva). Il settore è al secondo posto dopo quello lattiero-caseario.

Vendemmia 2008: in base ai dati Ismea il volume è di circa 46 milioni di ettolitri. (In base ad
alcune stime, tra cui quelle della Commissione europea, l’Italia ha superato la Francia nella
vendemmia 2008-2009).

L’Italia è il secondo produttore al mondo di vino (16 percento), dopo Francia (18%) e davanti a Spagna
(15%), Argentina (9%) e Stati Uniti (8%): la produzione mondiale si attesta sui 260 milioni di ettolitri.

Veneto prima Regione produttrice in Italia: 7,8 milioni di ettolitri (18% della produzione nazionale). Seguono Emilia-Romagna (15%), Puglia (13%) e Sicilia (11%).

Produzione vini di qualità: vini DOC e IGT rappresentano il 35% e il 29% del totale prodotto (2007).

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