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Italia Oggi

Da evento naive a mediatico. Cantine aperte compie 17 anni ... Lungarotti: evoluzione qualitativa, internet e didattica del vino i punti di forza della manifestazione... Cantine aperte domani compie 17 anni. E quasi maggiorenne, ma di strada ne ha fatta tanta, da quando la manifestazione fu inventata da Donatella Cinelli Colombini. Da giornata un po’ naive delle origini, dove nelle cantine italiane si riversavano i non molti cultori del vino e tanti curiosi, in pochi anni questo evento, anche mediatico, è cresciuto rapidamente. Ben presto i produttori hanno capito la valenza di marketing di questa giornata, hanno organizzato la loro accoglienza in cantina e in vigna e hanno poi pensato eventi ad hoc per accogliere gli ospiti. Da alcuni anni, le cifre ufficiali parlano di un milione di visitatori. In realtà, nessuno li ha mai contati (sarebbe impossibile tenere un conto preciso dei visitatori in centinaia di cantine grandi e piccole sparse su tutto il territorio nazionale), ma è inconfutabile che il fenomeno assume di anno in anno una rilevanza sempre maggiore non solo per gli addetti ai lavori, ma per il più generale movimento turistico che Cantine aperte muove. È vero che una fetta di ospiti si muove unicamente per conoscere questo o quel produttore, questo o quel vino; ma è altrettanto vero che sempre più la giornata dedicata alla visita delle cantine muove oggi centinaia di migliaia di persone, dai più disparati interessi: pura curiosità, semplice scampagnata, voglia di conoscere di più come nascono i vini, voglia di unire l’interesse vitivinicolo a quello culturale, con la visita a luoghi e monumenti della zona visitata. Il Movimento del turismo del vino, che ha ideato Cantine aperte, è ben consapevole di questo fenomeno in costante evoluzione e per questo, ogni anno, predispone nuove proposte, poi realizzate dalle delegazioni regionali.

Di questo radicale cambiamento di pelle una delle artefici è Chiara Lungarotti, umbra, tra i nomi più prestigiosi dell’enologia italiana, rieletta ai primi di aprile, per il secondo mandato, alla guida del Movimento. “Spesso”, afferma, “si sono
enfatizzati i numeri di questo evento. Certo, anche questi sono importanti, ma io preferisco sottolineare un altro aspetto: l’evoluzione qualitativa degli ospiti di cantine aperte: sono cresciuti i giovani, sempre più attratti dal mondo del vino, dalle sue ricchezze sensoriali, ma anche gli adulti consapevoli, che vogliono approfondire le loro conoscenze, vogliono conoscere zone di produzione nuove, scoprire tenitori spesso sconosciuti, anche se non lontani da casa loro. Chi può e vuole, decide anche di fermarsi per un week end e ogni territorio è oggi in grado di offrire soluzioni per tutte le tasche”.

In questa varietà di offerta, un ruolo importante lo ha assunto, negli ultimi anni, Internet: buona parte degli enoturisti si serve infatti della rete per farsi un’idea di massima delle cantine, della loro offerta, ma anche del territorio che le ospita, “il pubblico”, conferma Chiara Lungarotti, “oggi si è fatto più attento. I produttori lo hanno capito. Per questo, anno dopo anno, l’offerta cresce in qualità e in diversificazione. Ritengo molto importante il ruolo della didattica: far
capire ai visitatori come si coltiva una vigna, quale stretto rapporto esiste con l’ambiente, come e con quanta cura si lavora il vino in cantina. Abbiamo un riscontro oggettivo di quanto queste tematiche interessino ai nostri ospiti”.

Dopo tanti anni e tanta evoluzione nell’offerta, potrebbe sembrare che la situazione ormai si sia stabilizzata. “Non è così”, puntualizza la presidentessa del Movimento del turismo del vino. “Noi partiamo dal presupposto che ogni traguardo è l’inizio di una nuova sfida. Non possiamo e non dobbiamo fermarci sui successi fin qui raggiunti; dobbiamo continuare a migliorare, aumentare l’offerta, soddisfare ancor più le esigenze del visitatore. Stiamo proseguendo anche nel non facile impegno di dare un’immagine omogenea del Movimento in tutte le realtà regionali. Il mondo del vino è affascinante e complesso; il nostro compito è quello di farlo conoscere correttamente al pubblico e di veicolare sempre più la cultura del bere meno, ma bere meglio. I risultati fin qui raggiunti ci fanno ben sperare”.

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