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Italia Oggi

Il bianco di Custoza punta sui mercati d’oltreconfine ... Migliorare costantemente la qualità e puntare maggiormente sul mercato estero. Sono i proponimenti dei produttori del Custoza doc, vino bianco ottenuto da uve Cortese, Garganega, Trebbiano toscano, Tocai friulano, Riesling italico e Chardonnay ai quali una modifica del disciplinare di produzione avvenuta nell’estate del 2007 permette raggiunta “dell’Incrocio Manzoni 6.0.13” che nasce da Chardonnay e Riesling. La produzione in grandi quantità di questo vino, legato al nome delle battaglie della 2a guerra d’Indipendenza, che vide schierati piemontesi e francesi contro gli austriaci, e che ammonta oggi a circa 110 mila ettolitri (13 milioni di bottiglie) suddivise nelle tipologie “superiore”, “spumante” e “passito”, è iniziata nella prima metà del secolo scorso e si è ulteriormente ampliata dopo il riconoscimento della “garantita” avvenuta nel 1971. Sono numerose le aziende disseminate su circa 1.500 ettari nelle vicinanze del lago di Garda, con epicentro il comune di Sommacampagna, al quale appartiene la borgata, di Custoza. Le caratteristiche del vino risentono del terreno delle colline soleggiate ricche di resìdui di glaciazioni e fluviali che ne apportano tutta la loro componente minerale. In merito ai programmi dell’immediato futuro dei produttori del Custoza doc, in tema di costante miglioramento della qualità, c’è il progetto dì “zonazione” che vuole contribuire a una migliore, conoscenza del territorio che ha anche potenzialità turistiche sia per chi ama il verde sia le memorie storielle oltre, naturalmente, al vicino lago di Garda. Già nel 2007 con l’adozione del metodo della pigiatura a freddo delle uve Cortese e Garganega (vengono prima refrigerate con un apposito macchinario e poi sottoposte a pressatura soffice che permette di salvaguardare più a lungo gli aromi) il vino ha cominciato ad acquistare una maggiore struttura, durata di invecchiamento e maggiore esaltazione di aromi e profumi Si tratta di un sistema finora ancora poco praticato in Italia. Queste caratteristiche piacciono ai consumatori stranieri verso i quali si stanno concentrando ora le attenzioni dei produttori. “Il mercato estero è importante anche per una questione di prezzi e tanto più che il nostro territorio è molto gettonato per esempio dai tedeschi che arrivano qui facilmente attraversando il Brennero”, spiegano il presidente del Consorzio di tutela Giovanni Fagiuoli e il direttore Giulio Liut, “non sono molti finora i produttori che hanno affrontato il mercato estero perché ciò richiede anche saper vendere e una buona struttura di marketing. Però tutto è realizzabile con l’impegno e la sinergia di iniziative”.

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