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Italia Oggi

L’imprenditore della vigna ... Mi sono fatto le ossa consumandomi le scarpe negli States... “Chi mette un piede nel mondo del vino, difficilmente poi ne esce: è troppo bello”. Così Francesco Zonin, vicepresidente dell’omonima casa vinicola di Gambellara (Vicenza), sintetizza la passione per il suo lavoro. Un mondo nel quale Francesco Zonin ha iniziato a lavorare nel 1998, poco dopo la laurea in economia aziendale. “La prima esperienza l’ho vissuta negli Stati Uniti”, ricorda. “Li ho girati tutti con la valigia in mano, consumandomi le suole delle scarpe sui marciapiedi delle strade americane, perché sono entrato nel settore della vendita in rappresentanza dell’azienda di famiglia, Casa Vinicola Zonin, affiancando i venditori dei nostri importatori, all’epoca tre. Uno di questi era la Seagram, multinazionale di wine and spirits, dalla quale ho imparato molto, a cominciare dal rigore sul lavoro”.
A quegli anni risalgono anche la fondazione di Zonin Usa, la società che oggi importa tutti i prodotti dell’azienda, e lo sviluppo della tenuta di famiglia in Virginia, Barboursville vineyards. “In quel periodo”, racconta l’imprenditore, “abbiamo ingrandito i nostri vigneti, raddoppiato la cantina, costruito e aperto un ristorante italiano, “Palladio”, e restaurato l’antica villa del governatore trasformandola poi in un hotel di lusso”.
Tornato in Italia alla fine del 2001 da New York, città cui è rimasto legatissimo, Zonin si è occupato delle attività commerciali della casa vinicola, sia per i mercati esteri che per quello italiano, “che rimane ancor oggi il primo mercato, seguito dagli Usa e dalla Germania”, Poi, nel 2006, la nomina a vicepresidente con la delega commerciale e, successivamente, l’incarico di direttore commerciale per l’Italia. “Il 2008 è andato bene”, spiega l’imprenditore, “grazie a un processo di revisione del modello di business all’estero, cui è dovuto circa il 45% del fatturato: abbiamo rimappato il mondo dei partner, rivisto i mercati focus e gli investimenti. Tutto ciò sta dando buoni risultati: è il quarto anno consecutivo che chiudiamo con un incremento a doppia cifra”. E l’obiettivo dell’azienda rimane la crescita, “non facile ma non impossibile: siamo partiti abbastanza bene anche quest’anno”.

Francesco Zonin, nonostante tutti gli impegni e le responsabilità, si considera fortunato: “Mi piace il mondo del vino, è saldamente legato alle tradizioni e alla terra, ha ritmi che permettono di staccare e di rallentare, un vero lusso al giorno d’oggi. E poi stiamo parlando di un prodotto che ha più di 2 mila anni di storia: uno dei prodotti, anche dal punto di vista culturale, più rappresentativi del patrimonio umano”. L’altro grande vantaggio “è lavorare in un’azienda di famiglia, di dimensione media. Il che consente di avere un’impresa comunque managerializzata, ma che rimane saldamente nelle mani della famiglia: quindi tutte le decisioni strategiche sono condivise e questo è un grande aiuto per chi, come me, è in una fase di crescita. Poi ho accanto un padre che è un vero maestro di vita”.

Oltre al lavoro, Zonin ha tre grande passioni: “Lo sci, perché amo la montagna e il senso di libertà che da; il kite surf, che pratico in Maremma e in Sicilia, dove abbiamo una bellissima azienda, il Feudo Principi di Butera; le lunghe passeggiate con il mio cane”. Il tempo libero del manager, scandito dal Cartier che porta al polso, è dedicato anche alla lettura, “soprattutto quando viaggio o sono in vacanza. Mi dedico sia a testi tecnici sia a libri più leggeri: ultimamente ho letto Caos calmo di Sandro Veronesi e Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini”. Tra i film, invece, a parte quelli di Sergio Leone di cui l’imprenditore è un fan, una delle ultime visioni è stata Into the wild di Sean Penn.
“Per adesso sto facendo tutto quello che vorrei fare”, conclude Zonin. “Come se ciò non bastasse, metà del mio tempo lo passo in giro per il mondo e nelle nostre tenute di famiglia, insomma all’aria aperta: svegliarsi la mattina e fare un giro in vigna, e considerare questo il proprio lavoro, è un plus non indifferente”.

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