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Italia Oggi

Tullum, piccola doc dal cuore antico ... È forse la più piccola doc d’Italia: Tullum rappresenta infatti i produttori e i vigneti esistenti sul solo territorio comunale del comune abruzzese (è in provincia di Chieti) di Tollo, poco più di 4.200 anime, origini antichissime (c’è chi la vorrebbe di epoca romana, ma più probabilmente nacque nell’XI secolo) un’economia da sempre incentrata sull’agricoltura e sulla produzione di uva e di vino in particolare. Fino a qui, ci sarebbe solo la curiosità, la stranezza. Ma Tollo è un paese d’Abruzzo, fatto di gente forte, in tutti i sensi. Ha saputo difendersi nel XVI secolo dai turchi, è stata quasi spazzata via nella Seconda guerra mondiate da bombardamenti e rappresaglie (la chiamano la Cassino d’Abruzzo) ed è sempre rinata. Gente forte, dunque, anche nei sentimenti, tanto che la rinascita post bellica è stata segnata da un’economia vitivinicola divisa tra cooperative rosse e bianche, “l’uno, contro l’altra armata”: insomma, l’ennesima riedizione dei battibecchi tra Peppone e Don Camillo di guareschiana memoria. Una contrapposizione più ideologica che economica, che però ha fatto il suo tempo. Nel 2006 la svolta: le due cooperative hanno deciso finalmente di avviare un discorso comune. Non tanto e non solo perché è finito il tempo delle contrapposizioni, ma perché è finalmente maturata la consapevolezza che insieme, con vini di alta qualità, si può vincere, mentre se si mantengono bassi profili qualitativi e ambiti ristretti, la stessa economia del paese rischia una forte recessione. All’inizio, come spiega il presidente del Consorzio, Giuncarlo Di Rustia, la scelta di unire le forze è stata soprattutto dei vertici delle due cooperative; ma, alla fine, essi sona riusciti a convincere anche i soci più ostinati e ad avviare le pratiche per l’ottenimento della doc territoriale, arrivata l’anno scarso; quest’anno è partita la commercializzazione. Le due cooperative apportano alla doc circa 100 produttori, degli oltre 1.200 soci conferitori globali associati, che però operano anche fuori del comune e della provincia. Esse hanno costituito una società ad hoc per le vendite: “Puntiamo sul settore horeca e sulle enoteche di alto livello”, spiega ancora Di Rusco. “Certo”, continua, “per ora siamo piccoli e quest’anno venderemo poco meno di 70mila bottiglie doc, tra Tullum bianco, Tultum Passerina e Tullum Pecorino (questi due ultimi recuperano altrettanti vitigni autoctoni a bacca bianca, ndr). Per il Tullum Superiore, vino bianco affinato in barrique, e per le due tipologie rosse (Tullum rosso e Tullum riserva) si dovrà attendere fino al 2010”. Il Consorzio ha molte aspettative: se la commercializzazione, andrà bene, entro 5-6 anni gli ettari vitati produttivi passeranno dagli attuali 30 a 300, tutti individuati nel mappale con un percorso di identificazione e di qualità del prodotto dalla vigna alta bottiglia. Le regole di produzione saranno rigorose. La resa per ettaro sarà bassa, il Pecorino e la Passerina non potranno produrre più di 90 quintali per ettaro. La densità di impianto sarà di almeno 3.300 ceppi per ettaro, Sono esclusi i vigneti di fondovalle. “E per quest’anno”, dice ancora Di Ruscio, “venderemo in Abruzzo e in un selezionato numero di enoteche nazionali, per farci le ossa e per dare un segnale forte alla gente e alle istituzioni abruzzesi di quanto siamo in grado di fare; dal 2010 saremo nel resto d’Italia”.

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