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Italia Oggi

Amarone in controtendenza., nasce il vino d’Arte ... Basta con l’Amarone “annacquato”. Questo vino deve essere simbolo di qualità, non venduto come souvenir sulle bancarelle. “L’Amarone deve rimanere raro e caro. Stop a logiche low cost e a omologazione del gusto per compiacere i palati anglofoni”. Il commento è di Sandro Boscaini, produttore della Valpolicella, presidente dell’associazione di dieci famiglie storiche che si sono unite in nome dell’Amarone d’Arte.

Disciplinare. I dieci produttori hanno adottato sul piano tecnico un “disciplinare volontario”, che rende ancora più selettive le maglie del regolamento, grado alcolico minimo di 15gradi, estratto secco di non meno di 30grammi/litro, immissione sul mercato dopo almeno 30 mesi dalla raccolta, riduzioni o rinuncia unanime alla produzione nelle annate più sfortunate.

Le dieci famiglie. Per far parte dell’associazione le azienda devono essere piccole o medie e gestite dal nucleo famigliare. I soci devono svolgere attività di viticoltura, avere una storia di produzione del vino “Amarone” di almeno 15 anni e una produzione minima di 20mila bottiglie l’anno. Oggi ne fanno parte Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis. Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Zenato.

Produzione e vendita. Le 10 famiglie rappresentano più del 40% del fatturato dell’Amarone, la percentuale sale al 55% se si guarda al solo segmento fascia alta, dispongono sul territorio di una superficie vitata totale di oltre 2.100 ettari, di cui circa un quarto (558 ettari) destinato alla produzione di Amarone. Nel 2008 hanno venduto circa 2.100.000 di bottiglie, di cui 1.730.000 (circa l’80%) destinate all’estero per un fatturato complessivo di quasi 29,5 mln di euro. Il principale importatore è il Canada, con più di 350 mila bottiglie, 4,6 mln di euro di valore, seguito da Usa (300 mila bottiglie per circa 4,4 mln di euro) e Svizzera (240 mila bottiglie per 3,4 mln di euro).

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