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Italia Oggi

Un sommelier giramondo ... La vita, la carriera e le passioni di Fabrizio Maria Marzi, enologo e direttore della Cantina Travaglino... La curiosità sul vino mi ha portato a guardare altrove. Alla fine ho preferito l’Oltrepò. Anche per il tempo libero... Difficilmente troverete un cultore del vino preparato come Fabrizio Maria Marzi. E non parliamo solo di familiarità con i nettari nazionali (la cui complessa tassonomia non è comunque alla portata di tutti), ma di esperienza provata nelle grandi capitali dell’enologia e della distillazione internazionale. Lo studio e l’impegno nel perfezionare la conoscenza contano, certo. Ma nel suo caso sono solo la premessa. Il vero segreto di Marzi, enologo, sommelier e direttore della cantina storica dell’Oltrepò pavese Travaglino, è la sua curiosità insaziabile. Una curiosità che l’ha portato a collezionare qualifiche grazie a stage tecnici e professionali dalla Francia al Cile, dalla Germania all’Argentina. Tutto però è cominciato dall’azienda (vitivinicola, naturalmente) di famiglia per la cui influenza, ammette, “era quasi inevitabile occuparmi del settore.. Ecco perché fin dalla scuola avevo le idee chiare. Così mi sono diplomato enotecnico e ho cominciato come tecnico di laboratorio in una cooperativa dell’Oltrepò pavese. Il mio compito era selezionare le uve che sarebbero state trasformate in vino”. In breve Marzi cresce fino a diventare responsabile tecnico delle cantine sociali di Stradella, ma gli occorrono pochi anni per capire che quel tipo di lavoro, anche a un livello di responsabilità, gli sta piuttosto stretto. “Così ho deciso di viaggiare”, racconta “e di toccare con mano, tanto per cominciare, le realtà delle grandi terre del vino d’Oltralpe. Dopodiché sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei corsi per sommelier e nel 1988 ho conseguito il diploma dell’Ais (Associazione italiana sommelier)”. Il mestiere di assaggiatore gli piace così tanto che due anni dopo arriva anche il diploma di istruttore alla formazione di relatori e commissari di esame e degustatori per l’Ais. Ma sono state le esperienze all’estero quelle che oltre ad arricchire il curriculum di Marzi ne hanno temprato la professionalità. Nel 1991 svolge uno stage professionale trimestrale in Borgogna e Champagne per approfondire la conoscenza delle tecniche enologiche e della degustazione dei vini francesi, che affina l’anno successivo spingendosi fino in Côte du Rhon per studiarne anche i sistemi di invecchiamento. Nel 1993 è la volta di un stage professionale trimestrale in Cognac per imparare le tecniche di distillazione e degustazione del Cognac, mentre nel ’96 si reca in periodo di vendemmia in Argentina e Cile per un’esperienza presso la distilleria Istornell in S. Juan de Mendoza. La domanda a questo punto sorge spontanea: c’e mai stata la tentazione di rimanere
all’estero? Marzi tentenna, poi risponde. “Effettivamente sì, e devo dire che ora, col senno di poi, penso che forse sarebbe più stimolante lavorare fuori dall’Italia. Ma all’epoca ero attaccato al mio Oltrepò, e avevo l’ambizione di trasformare le sue realtà in aziende che lavorassero con lo stesso spirito di quelle che ho visto in Francia e in Germania. Parlo di un approccio al marketing sconosciuto qui da noi, di una voglia di uscire dal proprio orticello che da queste parti mancava completamente. Per fortuna ultimamente le cose stanno cambiando”. L’ultima tappa di Marzi è la cantina Travaglino, dove ha cominciato a lavorare come consulente esterno dieci anni fa. “La mia attività iniziava nella vigna e ruotava intorno a tutte le attività di trasformazione. Dovevo essere presente a 360 gradi ed è così che sono passato da esterno a responsabile generale. La mia missione? Produrre vini importanti capaci di durare anni, ma che siano anche di assoluta piacevolezza, creati con uve di pregio e rappresentanti del territorio che li ha generati. Insomma, voglio che i miei vini occupino sempre quella fascia di mercato che spetta solo alle grandi aziende”. Marzi è per forza di cose un grande viaggiatore, ma lo fa più per professione che per estro. “Preferisco, se posso, stare piacevolmente in famiglia, oppure, quando non mi perdo nella lettura dei classici della Beat generation, fare lunghe passeggiate nel bosco con il mio cane, un bracco italiano di nome Cometa”.

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