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Italia Oggi

Torna in voga il vino sfuso ... Il calo di vendite in gdo nasconde un altro trend... Nei supermarket crescono solo Doc, Docg e Igt. I vini della casa anche online... ma di moda il vino sfuso, quello che compri direttamente dall’azienda agricola o dal vinaio, o addirittura su internet. Un vino che non è certo di qualità inferiore a quello imbottigliato. Anzi. Si possono acquistare venti litri di Prosecco Doc a 44 euro, su un sito Internet; ovvero 2,2 euro al litro Iva inclusa. Su quello, poi, che si definisce “il primo portale dove puoi acquistare o vendere vino sfuso online”, si possono trovare vino doc e docg di tutte le regioni italiane. L’affermazione dello sfuso fa da contraltare al calo delle vendite del vino confezionata, come rileva l’anteprima della ricerca di Syniphony IRI per Vinitaly. Le vendite di vino nei supermercati nel 2010 sono calate dello 0,9% a volume (+0,4% a valore) rispetto al 2009. Crescono, invece, le vendite delle bottiglie Doc, Docg e Igt che aumentano del 2,3% a volume (+3% a valore). Ancor più significativo l’aumento delle vendite delle bottiglie a denominazione d’origine della fascia di prezzo da 6 euro in su, +11,2% a volume (e +10,8% a valore). Tra i vini più venduti il Chianti e il Lambrusco, seguiti da Nero d’Avola e Montepulciano d’Abruzzo. Ma lo sfuso acquistato direttamente dal produttore rappresenta la nuova frontiera da Nord a Sud. Alberto Zarantonello, Collis Wine Group, 21 negozi gestiti in proprio, spiega che “lo sfuso è il core business dei negozi, con le sole bottiglie noti si camperebbe. In molte realtà, fatto 100 il fatturato del negozio, il 70% è sfuso”. Collis Wine Group, mette insieme cantine di Fedagri della zona di Verona e commercializza vini Vaipollicella, Soave, Cabernet, Merlot. “Quello che conta è la qualità, i clienti non li prendi in giro”, dice. “Abbiamo investito molto in tecnologia. Chi viene da noi sa si avere un prodotto a filiera corta, sempre fresco, con un risparmio sull’acquisto e un valore ecologico della scelta”. Paolo Bosoni delle cantine Lunae di Ortinovo (Sp) vende il proprio Vermentino ai ristoranti della Versilia. “C’è un ritorno al vino sfuso anche nei locali di in certo livello”, dice Bosom. E oggi a Forte dei Marmi o Viareggio il “vino della casa” è un ottimo bianco di qualità. Una conferma arriva anche da Ugo Pagliai, enologo della cantina sociale Montepulciano (Si). “Prima era la gente del posto che si recava in cantina, adesso le richieste arrivano da fuori regione, anche dalla ristorazione”. In Puglia c’è chi, come Rocco Colucci delle Cantine Barsento di Noci (Ba), ha investito nella vendita dello sfuso portando distributori in negozi di vario genere. Oppure chi, come Paolo Leo, dell’omonima azienda di San Donaci (Br) vende “in bag in box da tre litri circa 165 mila pezzi prevalentemente sul mercato estero e circa 70 mila pet da 5 litri in Italia. Lo sfuso è quasi il 25% del nostro fatturato”. E, infine, c’è chi ancora non vende sfuso, ma pensa di iniziare presto. “Ritengo sia un mercato moderno, congeniale alla filiera corta e per chi fa del rispetto dell’ambiente la propria filosofia”, commenta Luigi Cappellini del Castello di Verrazzano a Greve in Chianti (Fi). Dello sfuso, inoltre, c’è un mercato tra produttori e imbottigliatori con tanto di listino curato da Ismea. Un Brunello di Montalcino vale 475 euro al quintale, -20,83% sul 2010, il Barolo 435 (+18,4%), il Pinot Nero dell’Alto Adige 253,63 euro (+1,7%)

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