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Italia Oggi

L’oro a quota 1.900 $ rilancia il vino ... In settimana la quotazione dell’oncia ha toccato la quota record di 1.900 dollari. Ti prezzo dell’oro, in questa stagione di alta volatilità dei mercati finanziari, di dubbi sulla sostenibilità dei debiti pubblici e di tensioni inflazionistiche, è tornato a salire. In qualche modo è una vera e propria corsa globale ai beni rifugio quella alla quale stiamo assistendo, corsa che per dimensione e ampiezza è anch’essa un fenomeno originale del capitalismo contemporaneo. Vogliono investire in beni rifugio un po’ tutti: i fondi speculativi, i proprietari di grandi patrimoni russi o cinesi, le grandi corporation ricche di liquidità, i fondi pensione e, come è ovvio che sia, gli investitori professionali. In questo clima tutti i beri rifugio stanno toccando valori record. È il caso, ad esempio, del cambio del franco svizzero verso il dollaro americano e l’euro, un andamento che ha costretto la banca centrale elvetica, la Bsn, ad immettere sul mercato significativi quantitativi di franchi di nuovo conio utilizzati per comprare dollari o euro così da offrire agli investitori i franchi svizzeri che stanno cercando. Ma la Svizzera resta pur sempre un piccolo paese di 7,8 milioni di abitanti con un’economia altrettanto relativa, se rapportata al pil mondiale, quindi nella corsa a comprare franchi svizzeri c’è anche un minimo di irrazionalità del momento.
Resta il fatto che tra gli investitori e nei mercati sia in corso una vera e propria corsa al bene rifugio. Una dinamica che inevitabilmente finirà per favorire anche le grandi etichette del vino mondiale, cioè. le bottiglie più pregiate e ricercate a livello globale in grado di poter agire nei portafogli degli investitori un po’ come l’oro. Anche i grandi vini rossi si conservano nei caveau, cioè in cantine appositamente attrezzate, e come l’oro sono un bene che tende a rivalutarsi nel tempo approfittando di un effetto scarsità dal lato dell’offerta. Al pari del metallo giallo, poi, anche le grandi etichette del vino scontano una domanda globale che dalla Cina alla Russia, dal Brasile agli Stati Uniti vuole collocare una parte del suo patrimonio in asset alternativi, cioè in beni rifugio. C’è una domanda mondiale crescente di beni rifugio a fronte di un’offerta limitata e calmierata degli stessi, perché se la banca centrale svizzera può stampare moneta durante la notte lo stesso risultato non possono produrlo i produttori di grandi vini o le società che possiedono miniere aurifere. Se la fase di incertezza si protrarrà ancora per qualche trimestre, magari fino alla metà del 2013 come la recente decisione sui tassi di interesse della Fed, la banca centrale Usa, lascia presagire, allora la corsa ai beni rifugio potrebbe continuare e i prezzi degli stessi continuare a salire. Del resto diverse previsioni indicano l’oro a un nuovo massimo a quota 2.500 dollari l’oncia. In questo scenario investire in etichette pregiate e quotate internazionalmente può essere una scelta capace di offrire buone soddisfazioni reddituali. Le grandi bottiglie sono ormai scambiate e scambiabili con continuità nelle varie aste internazionali, un fattore che assicura al bene rifugio vino un livello di liquidabilità dell’investimento comunque rassicurante. Quindi un asset alternative sul quale investire senza troppe preoccupazioni legate al possibile disinvestimento.

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