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Italia Oggi

Suggerimenti operativi per il 2012 del vino ... Per tutti i centri di previsione il 2012 per l’economia italiana sarà un nuovo anno recessivo. Il Pil calerà, le stime oscillano tra un meno 0,5% e un possibile meno 3% quindi c’è ancora molta incertezza su quanto effettivamente accadrà, e l’eurozona registrerà una crescita piatta. Con l’economia americana data in rialzo del 2,2% e quelle dei Bric tutte sopra al 3% con punte dell’8% in Cina la scommessa esportazioni si fa vitale per le aziende vinicole italiane che, purtroppo, restano dimensionalmente modeste per poter giocare una partita di marketing internazionale all’attacco. La crescita della domanda al di fuori dell’Italia rende quanto mai di attualità ogni sforzo anche di politica industriale per favorire il miglior posizionamento dell’offerta enologica italiana. Qualche fenomeno da - tenere d’occhio nel 2012.

Bianco (vino): proseguirà la tendenza a consumarlo nelle economie emergenti da parte delle donne professionalizzate ed urbanizzate, tendenza che si manifesta anche nei mercati non produttrici divino come il Regno Unito, ‘ la Russia o la Svezia. Il surriscaldamento delle stagioni con estate molte prolungate e calde ed inverni miti favorirà ancor di più il consumo dei vini bianchi leggeri, aromatici ma, soprattutto, rinfrescanti. Da tenere nel mirino in particolare i vini profumati, e con bassa gradazione alcolica, i preferiti dal palato del gentil sesso globale e dei giovani sotto i venticinque anni. Ben posizionati alcuni vitigni siciliani, i soliti altoatesini e qualche emergente marchigiano.

Nuovo mondo: prosegue la crisi dell’Australia, mentre esportano bene i bianchi della Nuova Zelanda ed il Pinot Nero americano. Stanno facendo bene anche i produttori argentini che approfittano di un ciclo economico favorevole e della disponibilità di territorio per offrire bottiglie low cost con un ottimale rapporto qualità prezzo.

Rosso (vino): fuggire i vini molto tanninici e corposi quelli che soffriranno di più l’evoluzione nel gusto dei consumatori internazionali ed i meno facili da imporre ai consumatori americani ed asiatici. Oltre ai classici rossi del Bel Paese gettare un occhio sui vitigni di nicchia, numerosi in - Italia come in nessun altro paese produttore, ancora valorizzabili bene nel contesto mondiale con pochi accorgimenti di marketing, come la selezione di pochi mercati dove promuoverli al meglio.

Spumanti: è il comparto dove l’Italia può sfruttare meglio le potenzialità della globalizzazione. Lo Champagne francese è contingentato nei volumi rispetto ad una domanda mondiale di bollicine in crescita. La buona acquisita qualità media della Franciacorta e degli spumanti italiani classici può riservare molte soddisfazioni anche in un 2012 non facile.

Terroir: i soliti territori della Toscana e del Piemonte continueranno a recitare il ruolo da primi della classe, soprattutto da tenere d’occhio la parte meridionale della Toscana con un interesse internazionale crescente per la Maremma e dintorni. Interessante anche la potenziale performance di Terroir ancora del tutto da scoprire come il Vulture in Basilicata o l’Alto Lazio al confine con Umbria e Maremma.

Usa: è il principale mercato al mondo per consumi totali, quello dove partono le tendenze nuove e dove vengono consacrati i nuovi campioni dell’enologia globale. Anche nel vino, curiosamente, come nella finanza, sono gli Usa con i Parker di turno ad assegnare i rating alle etichette globali e sempre gli Usa, patria dei new media alla Facebook, governeranno la comunicazione collaborativa in Rete di questo secolo. Chi farà bene negli Usa avrà buoni margini e fatturati in crescita per fare bene nel mercato globale.

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