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Italia Oggi

Negli Usa il vino divide i medici ... Truccati i risultati di una ricerca sui benefici del resveratrolo ... insinuano dubbi sulle proprietà benefiche del ,resveratrolo, il più conosciuto antiossidante del vino, dopo che un ricercatore americano è stato accusato di aver manipolato i dati di sue ricerche proprio su questo componente. Dipak K. Das, direttore del Cardiovascular research center dell’Health center dell’Università del Connecticut, avrebbe infatti utilizzato degli escamotage per avvalorare le proprie tesi e così ricevere ulteriori finanziamenti per proseguire le ricerche. Quando la stessa Università ha confermato i sospetti, avviando le procedure di licenziamento per il docente, il caso è diventato mediatico. A essere messo sul banco degli imputati non solo il prof. Das ma anche il resveratrolo, definito di volta in volta dalla stampa, anche italiana, come una “truffa” una “bufala”. Negli stessi giorni veniva pubblicata sul Journal of Woman’s Health un’altra ricerca scientifica ad opera di Chrisandra Shufelt, del Cedars-Sinai Heart Institute, che dimostrerebbe come il vino rosso, dove il resveratrolo si trova in maggiori concentrazioni, abbasserebbe contenuto di estrogeni nel sangue delle donne in pre-menopausa, prevenendo i rischi di tumori al seno. Notizie contraddittorie che possono alimentare confusione e disorientamento. Il resveratrolo è davvero un composto dal valore salutistico? A rispondere a ItaliaOggi è Maurizio Servili del Dipartimento di scienze degli alimenti dell’Università di Perugia: “Vi sono centinaia di lavori scientifici sul resveratrolo. Non possono essere certamente alcune pubblicazioni alterate a cambiare il quadro conoscitivo su questa molecola e sulle sue proprietà”. A parlare di “scheggia impazzita” è Stefano Ciatti, chirurgo vascolare e presidente dell’Associazione Vino e Salute: “Neanche conoscevo Dipak Das prima che balzasse agli onori delle cronache. Il punto di riferimento mondiale per l’attività scientifica sul resveratrolo è un altro americano, David Sinclair dell’Harvard University di Boston. Suoi i primi lavori su questa molecola”. I fatti di cronaca di questi giorni, che verranno esaminati anche dallo statunitense Office of research integrity, hanno però riacceso il dibattito sul reale valore salutistico del vino. “Il vino non può fregiarsi di alcun claim salutistico, secondo i regolamenti comunitari, essendo una bevanda alcolica”, ricorda Maurizio Servili. “Oggi si spara troppo ad alzo zero sulla componente alcolica del vino, mettendo in risalto i rischi sociali derivati dagli abusi”, afferma Ciatti. “E un modo per nasconderne il valore come componente storico ed essenziale della dieta mediterranea. E certamente sbagliato considerare il vino un prodotto salutistico in sé ma la sua assunzione, moderata, all’interno di una dieta bilanciata è assolutamente positiva. E quindi lo stile di consumo a fare la differenza. Occorre educare all’uso consapevole del vino e dell’alcol, specie le giovani generazioni, senza generiche demonizzazioni. E un errore mettere sullo stesso piano tutte le bevande alcoliche”. Perché allora l’Unione europea ha proibito l’uso di claim salutistici anche per il vino? “Non è un segreto che a Bruxelles la lobby della birra sia molto forte, così pure gli interessi in gioco”, conclude il presidente dell’Associazione Vino e Salute.

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