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Italia Oggi

L’analisi ... Monti, Bernanke e il business vinicolo ... Il costo del denaro della principale economia del mondo, quella statunitense, è stato fissato dalla banca centrale tra lo 0 e lo 0,25% nel dicembre 2008 e rischia di restare a questo livello minimo ancora per molto tempo. Secondo l’ultima dichiarazione rilasciata in settimana dal numero uno della Fed, Ben Bernanke, fino alla fine del 2014. Le più recenti aste dei titoli di stato tedesche si sono concluse con rendimenti reali negativi: gli investitori preferiscono comprare Bund o gli equivalenti dei Bot di Berlino a un prezzo inferiore rispetto a quanto riceveranno indietro a scadenza investendo di fatto in perdita. Significa che accettano di pagare una polizza assicurativa implicita allo Stato tedesco reputato un emittente molto sicuro. Nel capitalismo contemporaneo, almeno nei mercati con ridotti rischi di fallimento, il capitale non costa più praticamente nulla e quella che doveva essere una misura eccezionale di brevissimo periodo per gestire gli effetti sul mercato, soprattutto interbancario, del fallimento cli Lehman Brothers, è diventata una misura centrale della politica economica americana di questa parte di secolo. Ma può il capitalismo funzionare bene se il principale bene che lo caratterizza è pagato nulla o quasi per essere scambiato? E, ancora, quale tipo di economia di mercato è davvero in azione se il capitale viene prestato a tasso zero per due anni o più? E indubitabile che l’eccezionalità della situazione venutasi a creare non può più essere letta esclusivamente con le lenti della politica monetaria. Non basta più rinviare alla peggiore crisi sistemica per giustificare una oggettiva anomalia dell’economia capitalistica perché, se è vero che c’è stato un evento estremo anche sul piano della reperibilità della liquidità, è altrettanto vero che il trascorrere del tempo dovrebbe aiutare a superare l’eccezionalità. Invece ci dobbiamo preparare a convivere con un capitalismo in parte originale, nel quale il costo del denaro sarà quasi gratuito per un tempo ancora ragionevolmente lungo. E questa è un’ottima notizia per i governi e le società molto indebitati. E anche per tutti coloro che devono intraprendere attività rischiose, perché pagheranno il capitale a sconto rispetto al novecento. Per un business ad elevato assorbimento di capitale, quale quello vinicolo è se integrato end to end, si tratta di una buona notizia. Il capitale investito nei terreni, nel magazzino o nei macchinari ha un costo opportunità oggi migliorato rispetto a potenziali impieghi alternativi. A spiegare questo cambiamento non è soltanto il massivo deleverage in corso dal 2008 e ancora in azione che segna anche una svolta importante rispetto al passato: negli anni 90 la politica dei tassi bassi della Fed era stata la miccia per accendere l’innesco dell’effetto leva finanziaria su una scala mai conosciuta prima, mentre oggi la stessa politica, ancora più aggressiva, della Fed accompagna l’emersione della nuova stagione della “leva minima”. C’è anche il fatto che nel Ventunesimo secolo il capitale è un bene molto meno scarso di quanto non lo fosse nell’Ottocento, quando la rivoluzione industriale chiedeva a una società contadina una massa enorme di capitale aggiuntivo per finanziare la realizzazione delle nuove macchine, e nel Novecento, quando stati e grandi imprese hanno assorbito capitale per realizzare e finanziare un onnivoro welfare state e per crescere dimensionalmente. L’economia manifatturiera e quella dello stato imprenditore domandavano e assorbivano tanto capitale privato senza il quale non potevano finanziare i rispettivi obiettivi. Ma oggi il capitalismo quaternario, fatto di tanti servizi innovativi, deve investire molto meno capitale in maniera permanente, mentre dal lato dell’offerta la società è molto più patrimonializzata e ricca di capitale da mettere a disposizione.

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