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Italia Oggi

Il vino italiano è anche biologico ... Ha un profilo salutare, tutela l’ambiente e, ora, certificato Ue ... Ha un basso impatto ambientale, ha un profilo organolettico salutare e piace ai giovani under 35: è il vino biologico italiano. Da quest’anno poi è arrivata la certificazione europea. All’ultimo Biofach, la principale fiera mondiale dell’agricoltura biologica, che si svolge ogni anno nel mese di febbraio in Germania, infatti, la commissione Ue si è presentata con una importante novità: dopo oltre due anni di accesso dibattito, che ha visto contrapposte le diverse visioni del biologico mediterraneo e nordeuropeo, è stato finalmente trovato un accordo per la definizione del regolamento Ue che norma la vinificazione secondo i principi dell’agricoltura biologica. Il regolamento Ue numero 203 è stato quindi pubblicato agli inizi di questo mese, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 9 marzo, giusto in tempo per poter festeggiare in Italia, al Vinitaly, questo passaggio storico per il settore. Il vino biologico ha infatti rappresentato al Vinitaly una tra le principali novità della fiera, che ha addirittura dedicato un intero padiglione ai vini “biologici”. Le virgolette ancora sono d’obbligo un po’ perché la fiera veronese ha selezionato i vini in base a una autocertificazione del produttore, ma soprattutto perché la definizione di vino biologico in etichetta potrà essere utilizzata solamente a partire dal primo agosto cli quest’anno, quindi per i vini della vendemmia 2012, data nella quale il regolamento entrerà in vigore.
Ancora pochi mesi di confusione per i consumatori che in questi anni si sono abituati a vedere etichette di vini “prodotti con uva biologica” (dicitura ammessa dalla vecchia regolamentazione europea) affiancate talvolta da talune altre indicazioni più o meno legate all’uso di termini come “vino naturale” o altre similari. 11 regolamento che è stato approvato, rispetto alla regolamentazione generale sul vino, vieta alcune pratiche che vengono considerate troppo impattanti come la parziale concentrazione tramite raffreddamento, l’eliminazione dell’S02 tramite processi fisici, l’elettrodialisi per la stabilizzazione tartarica del vino, la parziale dealcolizzazione e l’adozione dello scambio cationico per assicurare la stabilizzazione tartarica. Inoltre vengono previste delle restrizioni, in particolare per il trattamento termico (non oltre i 70 °C) e la filtrazione (con dimensione dei pori non inferiore a due micron). Anche le sostanze utilizzabili in cantina, si riducono notevolmente, passando dalle 68 sostanze ammesse nel convenzionale alle 44 ammesse in biologico. Il punto più dibattuto e che ha destato maggiore interesse anche da parte dei consumatori è la riduzione della quantità autorizzata di anidride solforosa, che nel regolamento approvato prevede una riduzione abbastanza importante rispetto al vino convenzionale. Il nuovo regolamento è stato presentato alcuni giorni fa, durante la kermesse veronese, nello stand del ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali, in un convegno alla presenza dei dirigenti del ministero, di rappresentanti della commissione Ue e del direttore generale dell’Oiv. “Il regolamento sul vino biologico”, ha dichiarato il ministro delle politiche agricole Mario Catania, “credo possa ritenersi un primo importante passo per soddisfare le esigenze dei produttori italiani e dei consumatori. Un punto di partenza dal quale, continuando il proficuo lavoro svolto dall’amministrazione e di intesa con le organizzazioni di produttori del settore, sarà possibile effettuare in futuro le revisioni ed integrazioni che si renderanno necessarie. Finalmente è stato colmato un vuoto normativo che impediva ai produttori di vino biologico di poter utilizzare il logo europeo. Si è concluso un lungo iter, iniziato nel luglio 2009 che ha visto l’Italia giocare un ruolo da protagonista sia nel supporto scientifico alla Commissione, attraverso la realizzazione di appositi
programmi di ricerca, sia nella mediazione con gli altri stati membri. Il regolamento rappresenta certamente un compromesso, ma è un risultato importante il fatto che la commissione sia venuta in- contro alle richieste avanzate dai paesi mediterranei, che sono riusciti, durante la lunga trattativa, ad esprimere posizioni comuni”. Italiani, tra l’altro, sono stati i capofila del progetto di ricerca europea Orwine, che è servito alla commissione come base scientifica su cui definire la norma, e molto attivo è stato il nostro paese sia nelle consultazioni tra le istituzioni europee che tra quelle delle associazioni di produttori europei. Certamente la norma è il risultato di un compromesso, frutto di un confronto spesso acceso tra numerosi interessi contrapposti, ma dal quale l’agricoltura biologica italiana ed anche il settore vitivinicolo non potranno che trarre giovamento. Si aprono infatti nuovi mercati interessanti per un prodotto di punta del nostro made in Italy che potrà finalmente beneficiare, come tutti gli altri prodotti dell’agroalimentare, della dicitura “biologico” corredata dall’uso dell’eurofoglia, il logo europeo che contraddistingue tutti i prodotti biologici.

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