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Italia Oggi

Una Via dei sapori ... Consorzio friulano studiato anche alla Bocconi... Oltre 60 vignaioli e ristoratori... Maestri nel fare squadra tanto da diventare una case history e un benchmark del Master internazionale in management food & beverage dell’università Bocconi di Milano. E la consacrazione del successo del Consorzio Friuli-Venezia Giulia Via dei sapori, realtà nata alla fine degli anni 90 per iniziativa di tre ristora- tori, oggi diventati 20, e che s’è allargata a 22 vignaioli d’eccellenza e ad altrettanti artigiani del gusto. “In questo territorio”, dichiara a Italia Oggi Giuseppe Soda, docente della Sda Bocconi, “s’è sviluppata una rete di imprenditori che oggi connette tutta la filiera agro-alimentare: dagli agricoltori/allevatori agli artigiani trasformatori, ai vignaioli, alla ristorazione e che ha messo in atto meccanismi tali da consentir loro di gestire al meglio una collaborazione spesso molto difficile da raggiungere fra concorrenti diretti. Con modalità originali, ma replicabili in contesti territoriali caratterizzati da ricchezza di tradizione, di qualità imprenditoriale e di competenza, il Consorzio Friuli-Venezia Giulia Via dei sapori è riuscito a favorire l’innalzamento del livello qualitativo dei prodotti e della cucina regionale e a far conoscere al consumatore finale un più ampio ventaglio di prodotti tipici, non soltanto i principali”. “Insieme”, spiega Walter Filiputti, presidente del consorzio, “abbiamo le risorse economiche per organizzare una decina d’eventi l’anno, fra cene spettacolo e degustazioni, in località italiane ed estere nel raggio di 400 km, ma a volte anche più lontano. Eventi che si traducono in successive visite nella nostra regione e in vendite per i consorziati. Fino all’estate 2013 abbiamo organizzato iniziative a Vienna, Praga, Grado sulla spiaggia, Monaco di Baviera, Amsterdam, Parigi, Lignano, Trieste e in una villa veneta”. Dalla partecipazione alla Via dei sapori hanno tratto vantaggio non soltanto i ristoratori, ma anche gli agricoltori, allevatori e trasformatori che da fornitori di uno chef lo sono diventati di molti. Fatto questo che ha evitato ad alcuni di loro di chiudere i battenti. E il caso dei produttori del radicchio di Gorizia e dell’olio extravergine d’oliva di San Daniele; dei raccoglitori di tartufo bianco di Muzzana o del Mulino di Bert del 1500, dove si macinano a pietra varietà antiche di cereali e dove s’effettua ancora la battitura col maglio dello stoccafisso norvegese per la preparazione del baccalà. “La peculiarità di questa rete”, sottolinea Soda, “sta nel fatto che è nata ed è cresciuta per iniziativa di piccoli imprenditori privati che sono riusciti a promuovere la cultura e le tradizioni agro-alimentari del loro territorio, dando visibilità alla conoscenza del coltivare, dell’allevare, del trasformare e del cucinare cibi locali”.

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