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Italia Oggi

Sempre più successo per i vini australiani ... L’export è in crescita grazie all’indebolimento del dollaro... II vino australiano sta riprendendo piede all’estero. E lo fa grazie all’indebolimento della moneta locale, il dollaro, che dopo due anni di forza ha cominciato a perdere terreno nelle ultime settimane. I viticoltori dell’Australia hanno dovuto fare i salti mortali per mantenere le loro posizioni nel mercato americano, del quale detengono il 18% e dove si trovano in seconda posizione alle spalle dei concorrenti italiani. James Wilson, direttore commerciale di Casella Wines, il principale esportatore verso gli Stati Uniti con il 39% in volume, spiega che la marca Yellow Tail è la terza negli Usa dopo Mondavi e Barefoot. Perciò non ci si poteva permettere di abbandonare quell’area geografica agli altri colossi del settore: era meglio aspettare che passasse la turbolenza. In primavera Casella ha accusato la sua prima perdita trimestrale in vent’anni, proprio mentre il dollaro australiano aveva raggiunto il suo massimo punto di forza. Così l’azienda ha varato un piano d’emergenza rivolgendosi ad altri mercati come quello asiatico, cinese in particolare, e quello britannico. Però non è soltanto il cambio sfavorevole ad avere penalizzato il vino prodotto in Australia. Col passare del tempo è diventato più importante accrescere i volumi che concentrarsi sulla qualità. Casella Wines rivendica la commercializzazione di vini dal gusto standardizzato, che sono venduti al prezzo di 6 euro alla bottiglia nei negozi americani. Ma c’è chi va controcorrente. A nord di Melbourne, nella Yarra Valley, i viticoltori del cru cercano di far emergere un vitigno superiore. Clare Halloran, enologa di Tarra Warra, un produttore che si trova in un’impresa enoturistica, dice che i grandi esportatori australiani, Casella e Treasure Wines, svolgono un notevole lavoro di tipo commerciale, ma il livello dei loro prodotti è basso. Questa immagine penalizza l’intero comparto e diventa difficile accedere a certi mercati. Le fa eco William Lunn, enologo di Yering Station, il più antico viticoltore dello stato della Vittoria, nato nel 1838: oggi la quota esportata non supera il 40% dei volumi rispetto al 60% del passato e siamo stati soppiantati dai vini a basso costo. C’è comunque un vantaggio: i mercati esteri sono diventati più redditizi in Inghilterra, Cina e Thailandia. Ci sono ancora ampie fette di clientela che prediligono gusto e raffinatezza e sono disposte a pagare per averli.

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