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Italia Oggi

Così Venezia riscopre i sui vecchi vitigni ... Testimoniare il legame reale, non costruito ad arte per finalità di marketing, tra la Doc Venezia e la città lagunare. E con questa finalità che il Consorzio vini Venezia, nato nel 2011 per iniziativa dei viticoltori del
Consorzio volontario tutela vini Doc Lison Pramaggiore e del Consorzio tutela vini del Piave Doc, ha commissionato alle università di Padova, Milano e Berlino e al Cra-Vit di Conegliano un lavoro di mappatura delle vecchie viti di Venezia. Cultivar
di cui è stato studiato il Dna e che sono state piantate in due vigneti sperimentali: uno di 2.400 mq a Torcello e uno di 600 mq all’interno del convento dei Carmelitani Scalzi. Proprio da Venezia, d’altronde, sarebbe partita la moderna viticoltura di terraferma, una volta tramontato il dominio della città dei dogi sul commercio nel Mediterraneo. “Il lavoro”, spiega a ItaliaOggi Pier Claudio De Martin, vicepresidente del Consorzio vini Venezia, “è consistito nel recupero di vecchie viti individuate all’interno di conventi, broli, giardini e altri luoghi, nella speranza di rintraccia re esemplari che si fossero salvati dalla fillossera. Sono state campionate 68 piante e con tecniche moderne d’analisi del Dna ne sono stati ottenuti 25 profili molecolari, 22 dei quali corrispondevano a varietà già identificate”. Tra le varietà da vino sono risultate prevalenti quelle a bacca bianca (albana, dorana, garganega, glera, o prosecco, malvasia istriana, moscato giallo, tocai friulano, trebbiano toscano, trebbiano romagnolo, verduzzo trevigiano e vermentino).

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