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Italia Oggi

Ora Mosca brinda meno ... I mesi dell’Expo 2015 saranno decisivi per il futuro del
vino italiano in Russia. A
giugno sono attese le decisioni del Consiglio d’Europa
sulle sanzioni che peseranno, seppure indirettamente, sulla ripresa del settore dopo le turbo- lenze dell’ultimo anno. Giornata di bilanci il 18 settembre, con il focus “Wine culture in Russia:
new challenges and discovery” di scena al Padiglione russo. Per spiegare l’annus horribilis appena trascorso, non basterà appellarsi al crollo del rublo e alle tensioni tra Mosca e Bruxelles. Nel 2014 l’import russo ha perso complessivamente il 6%, scendendo a 1,14 mld di dollari. E i dati del “Centro per lo sviluppo della politica nazionale degli alcolici”
di Mosca non appaiono più confortanti. A gennaio il vino ha lasciato sul campo il 49% dei volumi dello scorso anno. Non si salvano neppure gli spumanti, con il 44% in meno rispetto ai valori del 2014.A far scivolare il mercato eurasiatico nella zona di rischio ha contribuito il fallimento di cinque aziende del gruppo Rusimport, un gigante da 1,2 mld di rubli di ricavi nel 2013, con 19 cantine e 73 etichette italiane in portfolio. Ma già nel 2014 le importazioni di Rusimport segnavano un calo del 20-30% e dunque, a ben vedere, le cause andranno cercate anche in altre direzioni. In questo scenario apocalittico il made in Italy è riuscito a contenere le perdite. Ma adesso è il momento di pianificare il rilancio. Con uno share del 29% il vigneto Italia conquista la leadership in terra russa superando Francia (2 1%) e Spagna (12%), ma anche Paesi emergenti come la Georgia (10%). In valore, l’export verso Mosca è sceso a 334 mm di dollari (-3% sul 2013), compensate però da una crescita in volume del
2%. Crescono soprattutto i vini imbottigliati, che mettono a segno un +2%
in valore (198 milioni di dollari). Dal canto suo l’export francese perde sia in fatturato (-12%) che in volumi (-13%), mentre la Spagna continua la sua rincorsa puntando su vino sfuso e prezzi al ribasso (+28% in valore; + 107% in volumi). Le insidie arrivano piuttosto dai produttori emergenti, Georgia in testa, che fa registrare una crescita a tre cifre in valore (112 mm di dollari contro i 53 mln del 2013) e sfiora un +98% in volumi. A causa del rublo debole i prezzi al consumo sono schizzati a +50%, ma è altrettanto vero che i russi continuano ad andare al ristorante e a bere vino. Però vogliono spendere lo stesso denaro di prima. Per questo Simple, leader nell’import dall’Italia, ha chiesto prodotti entry level a prezzi dimezzati purché con immagine, packaging e qualità accettabili. Intanto in Russia nascono nuovi operatori e nuovi canali di vendita: entro il 2015 apriranno a San Pietroburgo nove enoteche low cost del gruppo “Gradi”, mentre il ministero dell’Agricoltura e la Direzione doganale sono pronti a regolamentare il settore delle vendite online, sul quale stanno scommettendo grandi catene di distribuzione. Passata la paura,il mercato torna a farsi promettente, soprattutto al di fuori delle solite piazze di Mosca
e San Pietroburgo. Occorre guardare a Ufa, Ekaterinburg, Sochi, ma anche a Minsk, Astana, Almaty. Perché la partita non si gioca più solo in Russia, ma nell’inedito quadro regolamentativo dell’Unione Economica Eurasiatica.

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