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Italia Oggi

La Ferrari che batte i francesi ... È la spina nel fianco dei produttori di champagne. Franco Lunelli, 80 anni, ogni giorno ancora nel suo ufficio alla cantina Ferrari di Trento, va orgoglioso dei numeri: 8 mila bottiglie quando è entrato in azienda, 5 milioni oggi. Impersona la storia di uno spicchio di made in Italy, quello che è riuscito a crescere, a imporsi ed è tutt’altro che disposto ad arrendersi nonostante i molti problemi di un Paese spesso pasticcione. E anche la storia di un pioniere del vino, Giulio Ferrari, che ha incominciato quando i vignaioli francesi erano avanti anni luce e sembravano imbattibili.
A scommettere sulle bollicine italiche fu nel 1902 appunto il trentino Giulio Ferrari:
organizzò una piccola cantina per una produzione d’èlite per pochi appassionati. Non aveva eredi e nel 1952 decise di venderla a un commerciante di vini, anch’egli trentino, che conosceva perché era stato tra i pochi a credere in quel prodotto tanto curato ma anche tanto costoso. “Mio padre, Bruno”, racconta Franco Lunelli, “venne a casa una sera, convocò noi figli (eravamo in tre) e ci disse che aveva fatto una cosa per la quale avremmo pagato cambiali per tutta la vita. Si era impegnato per 30 milioni, 5 anni del fatturato della sua rivendita di vino. Per fortuna non è andata così”.
Bruno Lunelli non tradì la filosofia di Ferrari e continuò nella maniacale ricerca della qualità. Poi a poco a poco il mercato del vino di qualità divenne più ampio e lui riuscì a inserirsi e quindi ad aumentare la produzione.
Ma vi è anche un altro traguardo importante: la gestione dell’azienda è arrivata alla quarta generazione: i tre figli di Bruno, poi i loro quattro figli e adesso incominciano i nipoti. Tutti insieme, appassionatamente, a imbottigliare il famoso spumante. Non solo. Nel 1988
è stata acquisita l’acqua Surgiva, due anni dopo sono nate la Tenuta Podernovo (Toscana) e la Tenuta Castelbuono (Umbria) che producono i vini rossi a cominciare dal Montefalco Sagrantino. L’ultima acquisizione è dello scorso anno: il 50% dello storico marchio di prosecco Bisol. Infine a sorpresa, l’ingresso :on una quota significativa in Eataly, la società di Oscar Farinetti. Ottanta anni portati alla grande. Forse perché Franco Lunelli ha fatto atletica fino all’altroieri o perché di quando
in quando suona il pianoforte, reminiscenza di qualche decennio fa...
Lo scorso anno il gruppo ha realizzato ricavi per 58,4 milioni. Ogni dieci
spumanti metodo classico che si stappano in Italia, tre sono Ferrari. Il marchio è presente in 180 Paesi. Pochi giorni fa è stato citate dal Wall Street Journal per la vittoria del prestigioso premio Wine Producer of the Year. Chi meglio di lui intervistare sul vino?
Domanda. Qual è il trend al consumo?
Risposta. Il trend è verso la qualità, si è passati dai 125 litri pro capite degli anni 50 ai 38 di oggi ma con una spesa totale maggiore, i consumatori non si accontentano più di un vino generico ma hanno acquisito una cultura del vino, sanno scegliere e sono disposti a spendere per avere la qualità che chiedono.
D. Lo spumante italiano ha vinto la gara con lo champagne?
R. Sui numeri no, lo champagne vince ancora largamente rispetto allo spumante italiano, metodo classico. Sulla qualità, invece, la competizione è aperta e proprio recentemente in un assaggio cieco, cioè con l’etichetta coperta, uno spumante italiano ha battuto i concorrenti francesi.
D Che consiglio darebbe a un piccolo produttore di vino?
R. Di produrre un vino tipico della sua zona, riconoscibile nel vino vi dev’essere anche la personalità del produttore, ovviamente lo deve produrre e im(gliare lui, conrollando ogni passaggio, Inoltre dovrebbe puntare sul biologico.
D. Quali sono gli ostacoli da superare per un’ulteriore affermazione dei nostri vini soprattutto all’estero?
R. Sono gli stessi ostacoli che incontrano altre produzioni del made in Italy, fatichiamo a proporci come sistema-Paese, a ritrovarci su obiettivi comuni che porterebbero benefici a tutti, invece si continua ognuno per conto proprio, disperdendo le forze e quindi a volte non raggiungendo gli obiettivi che sarebbero alla nostra portata.
li Ci sono davvero potenzialità per i vini italiani in Cina?
R. Sì ma non illudiamoci, le potenzialità non sono proporzionali
al numero di abitanti di quel Continente, inoltre è difficile trasferire il linguaggio del vino nella loro lingua e nella loro cultura. Ci vorrà tempo e pazienza ma certamente si tratta di an mercato interessante da presidiare per non lasciarlo ai concorrenti;
D. In che modo difendere la tipicità del vino italiano?
R. Innanzi tutto con un’azione del governo di contrasto alle contraffazioni, non è ammissibile trovare all’estero dei punti-vendita con false bottiglie di Chianti o false confezioni di parmigiano o ancora improbabili oli di oliva. Da parte dei
produttori va affinato il, messaggio ai consumatori, facendo capire la scarsa qualità, e talvolta i pericoli, delle contraffazioni.
D. In che modo riuscire a garantire la qualità pur coi grandi numeri?
R. Seguendo i conferenti d’uva nelle loro campagne con i nostri tecnici e dimensionando l’azienda progressivamente all’aumento del mercato senza volere strafare. Le fughe in avanti possono penalizzare la qualità. La crescita è importante ma va gestita con attenzione e senza strappi.
D. Quali saranno prevedibilmente le linee di sviluppo della sua azienda nei prossimi anni?
R. Intendiamo non solo consolidare la nostra quota di mercato ma ulteriormente espanderla in Italia, però i nostri sforzi saranno in particolare versai mercati esteri, soprattutto verso il Sudamerica e il Sudest asiatico.
R. Qual è l’importanza del marketing per la sua azienda?
Il marketing è molto importante ma noi siamo rimasti fedeli a una strategia particolare, anche perché non miriamo a fighe in avanti ma vogliamo crescere ordinatamente. Perciò non abbiamo mai fitto pubblicità tabellare bensì preferito curare nei dettagli le pubbliche relazioni privilegiando, quando possibile, i rapporti interpersonali e inoltre effettuino tantissime degustazioni guidate, importantissime perché in questo modo riusciamo a promuovere un rapporto diretto con chi già ci conosce e coi clienti potenziali.

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