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Italia Oggi

Ora il Chianti ha confini certi ... Il Chianti diventa distretto rurale. Dopo averci provato 16 anni fa e dopo essersi arenato sulla definizione dei confini, Consorzio del Chianti Classico e Comuni trovano la quadra proprio in occasione dei 300 anni di un editto, quello di Cosimo III de’ Medici, che delimitava la zona di produzione del Gallo Nero. Il distretto rurale del Chianti è quello della Docg Chianti Classico, ma le politiche di sviluppo, gli aspetti tecnici e amministrativi, il supporto alle imprese si applicano anche alle aziende che sono dentro i confini dei Comuni che fanno parte della Docg determinata dal decreto del 1932. Insomma, “i confini geografici del distretto Chianti sono gli stessi di quelli enologici del Chianti Classico”, spiega il direttore del Consorzio Giuseppe Liberatore. “Ma non ci saranno aziende di serie A e di serie B e i vantaggi del distretto andranno anche a tutte le aziende che ricadono all’interno dei confini amministrativi dei Comuni”. Fanno parte del distretto del Chianti: Barberino Val d’Elsa, Tavarnelle Val di Pesa, San Casciano Val di Pesa, Greve in Chianti, Radda in Chianti, Castellina in Chianti e Castelnuovo Berardenga. Unico Resta fuori dagli storici otto, Gaiole in Chianti, che non ha voluto ratificare l’accordo per dare vita a una sorta di Chiantexit. Ricordando il titolo del celebre film“Fino ad ora il termine Chianti era un termine indefinito, non c’era la perimetrazione di un’area, che adesso invece possiamo difendere da usi indebiti. Adesso possiamo salvaguardare un perimetro che corrisponde a quello di produzione del nostro vino”, continua Liberatore. E per il presidente del Consorzio, Sergio Zingarelli, si tratta di momento importante. “Avremo ulteriore linfa per il territorio, per le 600 aziende del Gallo Nero e le oltre 6 mila persone a cui danno lavoro”. Alla firma dell’accordo, che si è svolta a Firenze, era presente anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Il Chianti Classico rappresenta uno straordinario strumento di successo per il nostro Paese”, ha detto il premier. “L’industria del vino produce oggi 5,5 miliardi di euro di fatturato l’anno e si stima che nel 2020 possa arrivare a 7 miliardi. Dobbiamo difendere il made in Italy; c’è bisogno di investire e il Consorzio del Chianti Classico lo ha fatto quando ancora nessuno ci pensava”. Insieme al distretto rurale, il Chianti diventerà anche Biodistretto e presenterà la candidatura all’Unesco per il riconoscimento del territorio come patrimonio dell’Umanità. Perché, come sottolinea Tessa Capponi Borawska, presidente Fondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico, “il vino e l’olio hanno assunto un significato che trascende il loro ruolo economico, sono diventati parte indissolubile dello stile di vita, della cultura e dell’identità di un intero territorio. Si sono trasformati in un patrimonio insostituibile e vitale”.

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