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Italia Oggi

Tra i vigneti del Dragone … Investitori asiatici protagonisti dagli chateaux bordolesi ai vini del Sichuan... La Cina è il secondo paese vinicolo al mondo... Con qualche timidezza si sono già fatti vedere l’anno scorso al Vinexpo di Bordeaux e non è detto che non chiedano uno stand magari al prossimo Vinitaly di Verona. Del resto il più antico e prestigioso mercante inglese di vino, Berry Bros & Rudd, la cui storia risale al tempo della Compagnia delle Indie, gli ha riservato uno scaffale fisso nel suo negozio londinese di Saint James. Stiamo parlando di vini cinesi, di rossi che arrivano dai vigneti della regione di Sichuan che, se guardate bene su un planisfero, vi accorgerete che è, più o meno, alla stessa latitudine della Toscana e se vi spostate un po’ più a nord ci sono altre zone vinicole all’altezza della Borgogna e delle terre del Bordeaux. Dove i miliardari cinesi, non ultimo il mitico Jack Ma di Alibaba, hanno comprato chateaux storici e competenze enologiche, e ora puntano a ribaltare il sistema, insomma a esportare nel mondo, anche nel Vecchio Mondo, le loro bottiglie con tanto di etichette e di denominazioni, inventate si capisce, ma non per questo meno suggestive per un consumatore globale. Del resto, uno dei siti specializzati di settore come “The Drink Business”, più attento al business e ai numeri della “wine industry” (come da noi “I numeri del vino” di Marco Baccaglio, un trader di Borsa convertitosi all’enologia) che alla qualità dei prodotti, non ha forse scritto che China’s largest local brand goes global”? Che le etichette cinesi più affermate sul mercato locale stanno diventando globali e si preparano a invadere i mercati, perfino la vecchia Europa, come sta fecendo il colosso pubblico-privato Changuy Pioneer Wine, nel cui azionariato c’è anche l’italiano Amaretto di Saronno della famiglia Reina, proprietario di due “chateaux” in Francia e di una grande cantina in Spagna (Marques del Atrjio)? Insomma, gira e rigira, negli stessi giorni in cui dall’Oiv, l’Organizzazione internazionale del vino che sta a Parigi, fa sapere che il Vigneto Mondo è pressoché stabile con 7,5miliardi di ettari coltivati e 267miliardi di ettolitri prodotti (+0,4%), bisognerà abituarsi all’idea che nel giro di qualche anno la Cina diventerà una vera potenza vinicola, sia per livello di produzione sia per livello di consumo, lasciandosi alle spalle i grandi paesi della tradizione enologica, Francia e Spagna, e perfino gli Stati Uniti, che restano i più grandi consumatori del pianeta (con 12 litri di vino pro capite) ma che, forse, non potranno mai raggiungere i 400milioni di “bevitori” v cinesi attesi per la fine di questo decennio. I numeri non danno scampo. Già oggi la Cina è il secondo paese vinicolo al mondo per superficie vitata: 847 mila ettari (e il 10% è tutto in mano a un altro colosso della wine industry locale, la China Great Wall Corp, filiale del ben più grande colosso alimentare pubblico Cofco, che produce di tutto, dall’olio di palma alla soja), 100 mila in meno rispetto alla Spagna ma migliaia in più rispetto all’Italia e alla Francia che retrocedono, rispettivamente, al terzo e al quarto posto. Ma il dato che fa maggiormente riflettere è quello della velocità di crescita: +17% di vigneti nel 2016 rispetto al 2015, il doppio dell’Italia che pure è cresciuta dell’8%. Segno che i cinesi, che hanno imparato in fretta a fare il vino (anche con buoni risultati qualitativi, come spiega a ItaliaOggi Nicolas Carré, un sommelier francese che si è trasferito a Pechino), hanno tutta l’intenzione di diventare un player enologico mondiale e, magari, di entrare nella partita dell’import vinicolo (oggi la Cina, dopo gli Stati Uniti, sono i più grandi importatori al mondo) sfruttando a loro vantaggio una loro norma doganale, assolutamente speciale, che consente di detassare il vino cinese prodotto fuori dalla Cina (vale a dire il vino prodotto in Francia e in Spagna in aziende di proprietà cinese) nonostante l’opposizione, finora assai flebile, del Wto, l’organizzazione mondiale del commercio. Come a dire che si sta preparando una nuova guerra commerciale a colpi di bottiglie.

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