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ItaliaOggi

Alla guerra dei Montepulciano ... L’Ufficio brevetti e marchi registrerà il marchio collettivo. E scoppia la polemica... In campo il vitigno (abruzzese) e il paese (toscano)... La guerra dei Montepulciano rischia di fare soltanto danno. C’è un Montepulciano, vitigno, che è anche un vino. E c’è un Montepulciano, paese, che a sua volta dà il nome ad un vino. Due realtà, la prima in Abruzzo, l’altra in Toscana in provincia di Siena, che adesso sono più confuse. Lo sono da quando l’ufficio Brevetti e Marchi ha intenzione di registrare a livello nazionale il marchio collettivo “Montepulciano d’Abruzzo”. “Sembra incredibile che sia stata accetta la registrazione di un marchio, quello abruzzese, con il nostro ugualmente registrato. È la dimostrazione di come le denominazioni vengano intese in maniera non lineare”, sottolinea a ItaliaOggi, Paolo Solini direttore del Consorzio del vino Nobile di Montepulciano. “È come il caso del Tocai ungherese e friulano, solo che allora a contendersi c’erano due Stati. Qui siamo nella stessa nazione. In questo caso è stato anteposto il vitigno al territorio di produzione sebbene debba essere il territorio a dare il nome alla denominazione. E poi, non soltanto Montepulciano di Abruzzo è una interpretazione non lineare di denominazione, ma la decisione va contro un’altra denominazione, quella del Nobile, una Docg più antica. E questo crea soltanto confusione”. Ovviamente, la pensano in maniera diversa sulla sponda abruzzese. Come sottolinea il presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo Valentino Di Campli, “Finalmente l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (Uibm) potrà procedere nei prossimi giorni a rendere definitiva la sentenza della Commissione Ricorsi e proseguire l’iter di registrazione a livello nazionale della nostra Doc come marchio collettivo”. Per la coesistenza pacifica delle due denominazioni, era stato sottoscritto un protocollo d’intesa. Ma, “probabilmente i toscani si sono dimenticati degli impegni assunti e hanno cercato in tutti i modi in questi cinque anni di ostacolare i legittimi e dovuti passaggi tecnici”, rincara l’ex assessore abruzzese all’Agricoltura, Mauro Febbo. Su piani contrapposti anche le posizioni dei produttori dei due territori. “Sembra incredibile che sia stata accettata la registrazione di un marchio già registrato. E per di più di un vino, Montepulciano, che, non è fatto a Montepulciano. È un danno, si crea confusione”, evidenzia Andrea Contucci, produttore poliziano. “È una decisione molto negativa, l’affermazione di un errore storico nato negli anni Sessanta con la Doc Montepulciano d’Abruzzo. Senza contare, che poi, il vero danneggiato è il consumatore che compra un vino senza sapere che non è toscano”. Per gli abruzzesi, tuttavia, non ci sarà confusione. Come spiega Tonino Verna. “Le due denominazioni sono diverse, dal momento che il termine Montepulciano del Nobile identifica l’area geografica di produzione mentre nel “Montepulciano d’Abruzzo” contraddistingue esclusivamente il vitigno”. A chiudere il presidente del Consorzio del Nobile, Piero Di Betto mette in evidenza che “Gli amministratori abruzzesi evidentemente sono certi che continuare a portare avanti il nome di un vino in riferimento a un vitigno sia la strada giusta e non una sorta di arma a doppio taglio nei confronti della loro denominazione stessa, dal momento che in tutto il mondo, e ci sono già tantissimi casi del genere, chiunque produce un vino con il vitigno Montepulciano potrà chiamarlo così. Noi stiamo invece puntando a valorizzare la provenienza della nostra Docg e in particolare “Vino Nobile” legato toscanità”.

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