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ItaliaOggi

Dazi contro il riso asiatico … La Commissione Ue riconosce per la prima volta la distorsione di mercato... L’Ue: danni all’Italia dall’export cambogiano... Il primo a battere la notizia è stato il ministro alle politiche agricole, Gian Marco Centinaio, lunedì sera, con un tweet: la Commissione europea ha concluso l’indagine sull’impatto economico dell’import di riso a dazio zero da Cambogia e Birmania, riconoscendo il danno alla risicoltura italiana. Si va verso il ripristino dei dazi, con decisione attesa all’inizio del 2019. I risultati dell’indagine, iniziata nel marzo 2018 su richiesta del governo Gentiloni, sono stati resi noti solo alle parti interessate, che possono inviare commenti. Sulla base delle osservazioni ricevute, la Commissione consulterà gli Stati membri per una decisione definitiva. Secondo l’Ente Risi, che da anni protesta per i danni causati dall’incremento vertiginoso delle importazioni a dazio zero di riso Indica da Birmania e Cambogia, l’esecutivo Ue proporrà una tariffa doganale “pari a 175 euro la tonnellata per il primo anno ed in misura ridotta per il secondo e terzo anno”. “Solleciteremo la Commissione”, dichiara il presidente dell’ente Paolo Carrà, “perché riteniamo che esistano i presupposti perché il dazio sia fissato a 175 euro la tonnellata per tutti i tre anni”. Di “primo, importante risultato” parla il vice-presidente della Commissione agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro, che ricorda come ora il governo debba “riuscire ad ottenere il sostegno di una maggioranza di Stati membri sul ripristino dei dazi”. A portata di mano c’è il risultato di un lavoro lungo, che ha visto i risicoltori italiani, principali produttori Ue, ampliare lentamente il consenso su una battaglia che fino a solo tre anni fa li vedeva isolati; tanto da decidere in maniera clamorosa di andarsene dal cluster riso di Expo 2015. Un problema solo italiano, si diceva a Bruxelles, dove si sottolineava la necessità di importare riso Indica per soddisfare la domanda continentale in crescita. In effetti, i consumi europei di Indica sono aumentati di circa il 5% dal 2012 al 2017. Ma le importazioni dalla Cambogia, faceva notare l’Ente, sono cresciute dell’822% (da 27mila a 249mila tonnellate). Grazie al regime “tutto tranne le armi”, che azzera i dazi per le importazioni per i paesi più poveri del mondo, la Cambogia è diventata primo fornitore di varietà Indica dell’Ue con il 41% della quota di importazioni. Il paese asiatico, inoltre, è diventato il primo luogo di origine per i pacchi da 5 a 20 chili nel mercato europeo. L’afflusso dell’Indica asiatica ha spinto i produttori italiani verso la Japonica con conseguente crollo dei prezzi. Mentre cresceva la mobilitazione degli eurodeputati nazionali, una prima svolta arrivava nell’estate 2017, quando l’Italia ha incassato l’appoggio degli altri paesi produttori Ue (Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Ungheria, Romania e Bulgaria) per la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia. Intanto le ragioni della protesta venivano rafforzate da un’indagine parallela dell’Ue, che certificava il peggioramento della situazione dei diritti umani in Cambogia e Birmania Di recente, l’Alto commissario Ue agli esteri, Federica Moglierini, e il commissario al commercio, Cecilia Malmstroem, hanno indicato che le gravi carenze sui diritti, riscontrate nei due paesi, potrebbero portare a una sospensione di tutte le tariffe agevolate. Una decisione del genere, però, richiederebbe tempi lunghi. Quella sulla clausola di salvaguardia potrebbe arrivare nel giro di poche settimane.

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