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ItaliaOggi

I vini fermi sono al palo … Istat ha diffuso l’aggiornamento sul commercio estero dei nettari italiani ... In 9 mesi +0,5% d’export. Bollicine al +12,9%... Segna il passo a settembre l’export dei vini italiani nel mondo, con una crescita a valore che nei primi nove mesi dell’anno si contrae a +3,4% (ad agosto era a +4,1). Lo rileva Istat, che ha pubblicato ieri l’aggiornamento sul commercio estero del prodotto principe dell’export agroalimentare italiano. Se questo trend dovesse confermarsi anche sui 12 mesi la crescita ne risulterebbe quasi dimezzata rispetto a quella del 2017 (+6,4%) ma supererebbe di slancio la soglia psicologica dei 6 miliardi di euro. Il condizionale è d’obbligo; la speranza degli operatori è in un ulteriore mini-rimbalzo. Speranza non vana, visto che gli sparkling (da leggersi prosecco&c.) sono dati in grande spolvero per il rush natalizio, forti di un +12,9% registrato nei primi nove mesi di quest’anno, a quota un miliardo di euro. Ciò che limita la crescita, oltre agli sfusi (-0,9%, a 250milioni di euro) che però scontano una nota minor disponibilità del prodotto, è l’immobilismo degli storici cavalli di battaglia del made in Italy, i fermi imbottigliati bianchi e rossi che non vanno oltre un +0,5%, per un controvalore pari a 3 miliardi di euro. Poca cosa, se si tiene conto che l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor al recente wine2wine di Verona aveva stimato per fine 2018 un upgrade in valore dei fermi imbottigliati francesi del 5% e una crescita complessiva dei vini spagnoli del 5,2%. Tra le regioni, si mantiene in linea con la media nazionale il Veneto (+3,4%), che fattura oltre un terzo delle esportazioni italiche e che sfrutta il traino prosecco per indorare un mercato altrimenti in difficoltà con altre denominazioni come il pinot grigio delle Venezie, che soffre negli Usa il boom dei rosé de Provence. Tra gli inseguitori, che restano distanti, il Piemonte va a +5% e la Toscana a +3,8%, mentre scende il Trentino-Alto Adige, a -2,2%. Bene gli autoctoni delle Marche (+9%), del Lazio (+11,6%) e della Sicilia (+8,9%), mentre Lombardia ed Emilia Romagna registrano crescite sotto-media.

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