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ItaliaOggi

Bianchello d’Autore e da battaglia ….Sistema tra cantine e food marchigiano. Obbiettivo l’export... Un vino da leggenda, per come sarebbe nato. Addirittura prima del 207 avanti Cristo. Infatti Tacito racconta la storica Battaglia del Metauro, scontro decisivo della seconda guerra romano-punica, e sostiene che le truppe romane sconfissero l’esercito di Asdrubale anche perché i soldati cartaginesi erano inebriati dal troppo vino bevuto la sera prima. Quel vino sarebbe il Bianchello, che ora nove produttori hanno deciso di valorizzare e lanciare, creando l’etichetta Bianchello d’Autore. Dice uno di essi, Stefano Bruscia: “La battaglia tra romani e cartaginesi si svolse lungo le rive di quel fiume che ha scavato, nei millenni, la vallata della provincia più a Nord delle Marche, rendendo unici clima e terreno su cui si coltiva il Biancame, vitigno che dà la personalità spiccata al Bianchello del Metauro”. Questo vino è doc (denominazione d’origine controllata) dal 1969 (quest’anno si festeggia il cinquantenario) ma finora ha avuto una diffusione soprattutto locale. Adesso la crème dei produttori (cioè 9 rispetto ai 22 totali) ha deciso di lanciare la sfida di collocare questo vino tra le etichette che contano (e che rendono). “Alcune delle nove aziende vinicole”, aggiunge Bruscia, “sono giunte alla terza generazione e tutte compiono l’intero processo produttivo, a garanzia della qualità. Sono storie di rispetto della campagna, di passione, di vita”. I “magnifici nove” producono 400 mila bottiglie l’anno. A uscire dalla regione d’origine sono solamente il 20% che arrivano sul mercato nazionale e il 20% che vanno all’estero. L’obiettivo è rovesciare questo rapporto e puntare sull’export, anche grazie a un accordo di collaborazione con prodotti tipici della zona: la Casciotta d’Urbino (formaggio a pasta semicotta ottenuto col 70% di latte di pecora e il rimanente di latte di mucca), il Formaggio di fossa di Sogliano (un tempo si metteva sotto terra per nasconderlo dalle razzie) e Bovinmarche (griffe della cooperativa che associa 500 allevatori di bovini di razza Marchigiana). Si tratta di un esempio (purtroppo raro) di fare sistema in un territorio per promuoverne insieme i prodotti tipici e dare così valore al lavoro dei campi. Dice Carla Fiorini, unica “donna del vino” del Bianchello d’Autore: “Vogliamo rendere ancora più grande un vino e una tradizione che hanno segnato il nostro passato. Attraverso operazioni di marketing, eventi e iniziative lo faremo riscoprire, raccontandolo in maniera creativa e inedita”. La promozione si appoggerà anche alla cultura. Questa regione ha dato i natali a Gioachino Rossini, Raffaello Sanzio, Giacomo Leopardi. Donato Bramante, Giovanni Battista Pergolesi, Gaspare Spontini. “L’armonia, la luminosità e la purezza delle opere di questi artisti”, aggiunge Carla Fiorini, “si ritrovano in queste terre e nei loro prodotti”. Le Marche propongono 258 etichette di vino, i più venduti sono Verdicchio, Pecorino e Passerina. L'outsider Bianchello sta cercando di farsi spazio.

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