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La crisi del vino biologico francese: nel 2025, in calo mercato, vigneti ed aziende

Il report de “L’Agence Bio”: in Nuova Aquitania (Bordeaux), perso il 19,3% della superficie vitata e il 13% delle imprese agricole. Giù anche l’export

La Francia del vino, la Nazione n. 1 al mondo in termini di valore, è da tempo alle prese, a livello generale, con una crisi importante e causata da vari motivi, e, quindi, dal calo dei consumi alla redditività dei produttori, dal cambiamento climatico ai dazi negli Stati Uniti, il principale partner per il vino francese, che hanno notevolmente inciso sull’export. Una delle risposte principali, è stata l’estirpazione dei vigneti per “ricalibrare” un’offerta ormai troppo abbondante, e che ha permesso, nella sola Gironda, Dipartimento il cui cuore è Bordeaux, uno dei motori produttivi del vino francese, e icona enoica mondiale, l’espianto di 12.250 ettari in 2 anni. Una crisi che, di conseguenza, ha coinvolto anche il vigneto biologico della Francia tanto a livello di superficie vitata che per numero di aziende che risultano in calo, così come le vendite al dettaglio. Una fotografia del vigneto francese bio è stata scattata da “L’Agence Bio”, l’agenzia francese per lo sviluppo e la promozione dell’agricoltura biologica, che ha pubblicato i dati del mercato e della produzione biologica riferiti al 2025, anno in cui la viticoltura bio in Francia ha mostrato segni di contrazione, con andamenti contrastanti tra le regioni.
Il mercato del vino biologico, nel confronto con il 2024, è andato in negativo in valore con un calo del -2,4% per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro, uno “score” arrivato dopo diversi anni di crescita. Si tratta dell’unico prodotto in calo, tra i principali, del “paniere bio” francese (di cui il vino è il quarto prodotto come peso economico) insieme alla voce “altre bevande alcoliche” (-0,5% a 88 milioni di euro). Se i vini biologici in passato avevano dimostrato di resistere alle difficoltà del settore, nel 2025 le vendite sono andate in calo in tutti i canali di distribuzione, colpendo, in termini di valore, principalmente le vendite dirette e quelle nelle cantine artigianali, che insieme rappresentano il 78% del mercato del consumo domestico di vino biologico (il 14% è nella gdo e l’8% nei negozi bio).
Inoltre, per il secondo anno consecutivo, anche la superficie vitata (bio e in conversione), che totalizza 151.933 ettari, è diminuita, con un calo di 12.675 ettari (-8%). Tutto questo considerato che, nel 2024, la superficie vitata bio era già diminuita di 6.724 ettari (-4%). Nel 2025 la regione più colpita è stata l’Occitania, con una diminuzione di 5.904 ettari (con una riduzione del 5% delle aziende agricole e dell’11% della superficie vitata), ma anche il vigneto bio in Nuova Aquitania, la regione di Bordeaux, ha avuto un forte arretramento, con una diminuzione di 5.807 ettari (-19% dopo un -13% registrato nel 2024), per 33.359 ettari complessivi a cui va sommata una perdita del 13% delle aziende agricole (passate da 1.858 a 1.624). Il declino in queste due regioni, spiega il report, riflette una netta crisi nel cuore storico della viticoltura biologica. L’altro lato della medaglia riguarda alcune regioni che mostrano una leggera crescita, seppur su aree più ridotte, come l’Île-de-France (+19% aziende agricole, +23% superficie), la Normandia (+17% aziende agricole, +49% superficie) e la Bretagna (+9% aziende agricole e +54% superficie). Una tendenza incoraggiante, ma che, tuttavia, rappresenta un aumento cumulativo di soli 99 ettari per queste tre regioni. La regione della Borgogna, l’altra area vitivinicola “top” della Francia, ha visto crescere leggermente il proprio vigneto bio (+1%) a 8.601 ettari restando stabile per numero di aziende.
L’export, pertanto, non sorride nemmeno ai vini biologici.
Mentre nel 2024 le esportazioni di vino rappresentavano il 56% delle esportazioni biologiche in termini di valore, nel 2025 queste hanno registrato un calo del 2% (pari a 12 milioni di euro). Un anno, il 2025, in cui le esportazioni di vino hanno raggiunto i 637 milioni di euro, ovvero il 53% delle esportazioni biologiche, un calo che, perlomeno, è stato compensato dalla performance delle altre bevande alcoliche (+175%, 14 milioni di euro).
Secondo “L’Agence Bio”, il declassamento dei vigneti e la perdita di superficie coltivata (Nuova Aquitania, Occitania, Grand Est, Alvernia-Rodano-Alpi) sono legati al calo dei consumi (mercato interno ed esportazioni verso gli Stati Uniti) e all’eccesso di scorte. I No-Lo potrebbero essere la nuova sfida, secondo la voce dei commercianti. Di certo c’è che la situazione è delicata come dimostra anche il numero di aziende vitivinicole bio che si è assottigliato (-4%): erano 12.065 nel 2024 per poi passare a 11.609 nel 2025, ben 456 in meno.

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