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LA PIÙ GRANDE E ANTICA BALENA FOSSILE, MAI RINVENUTA IN ITALIA E NEL BACINO DEL MEDITERRANEO, DORMIVA TRA LE VIGNE DI MONTALCINO. LO SCHELETRO DEL CETACEO DI OLTRE 5 MILIONI DI ANNI TRA I FILARI DEL FAMOSO BRUNELLO

La più grande e antica balena fossile mai rinvenuta in Italia e nel bacino del Mediterraneo dormiva tra le vigne di Montalcino: lo scheletro completo di un cetaceo di oltre 5 milioni di anni è stato trovato tra i filari del famoso Brunello, un tempo antichi fondali marini, della Castello Banfi, griffe di uno dei territori del vino più blasonati del mondo. La scoperta è del team di paleontologi del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci (Firenze).
“Lo stato di conservazione è ottimo - dichiara Simone Casati, paleontologo, che, insieme a Franco Gasparri, del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci - hanno effettuato la scoperta e che lavorano sotto il controllo della Sovrintendenza archeologica regionale della Toscana. Il gruppo aveva già rinvenuto lo scheletro di un delfino fossile a pochi passi da Pienza e piccole balene in diverse località della Toscana.
“Questa scoperta, parlando di terroir, è significativa - ha dichiarato Cristina Mariani-May, proprietaria della Castello Banfi, l’azienda leader del territorio di Montalcino - e ci ricorda ancora una volta che i minerali e i nutrienti depositati in milioni di anni costituiscono una grossa parte della composizione del suolo. Un terreno speciale, quindi, che favorisce la produzione di uve che danno complessità e profumi ai nostri vini”.
Gli scavi, che proseguono, sono diretti dal dottor Menotti Mazzini dell’Università di Firenze e lo scheletro sarà studiato dal dottor Michelangelo Bisconti del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno.
Questa antica balenottera appartiene al Sottordine dei Misticeti, ovvero le balene che, al posto dei denti, possiedono un sistema di placche cornee, chiamate fanoni, che pendono dalla mascella ed hanno la funzione di filtrare enormi quantità di acqua trattenendo il cibo. Questo è costituito in massima parte da organismi planctonici (tra cui il krill, una specie di gamberetto presente in molti mari, e i copepodi, piccoli crostacei), ma può comprendere anche interi banchi di piccoli pesci, a seconda delle abitudini alimentari delle diverse balene.
Nell’area circostante il cetaceo sono stati rinvenuti moltissimi denti di squalo, a riprova che una dozzina di squali visitarono la carcassa dell’animale morto per cibarsene. Dopo la scoperta delle prime vertebre, gli archeologi hanno isolato i fossili e si sono preparati allo spostamento. È la prima volta che i paleontologi hanno l’occasione di studiare l’anatomia e le caratteristiche di una balenottera così antica; si tratta di una grande scoperta perchè l’integrità e l’eccezionale stato di conservazione consentiranno di effettuare osservazioni di grande dettaglio relative all’anatomia scheletrica dell’esemplare attraverso le quali sarà possibile giungere a conclusioni di carattere evolutivo e biogeografico di notevole interesse.
Oggi il paesaggio di quest’area della Toscana meridionale dista dalla costa mediterranea, e quindi dal mare, oltre 30 chilometri dal sito di rinvenimento del fossile, ma la balena risale al periodo in cui il fondale marino era il paesaggio di questa zona. Il professor Casati ha esaminato le vertebre ed è riuscito a dedurre dai dischi invertebrali non ancora saldati con le vertebre che si tratta di un esemplare di balena giovane.
La Castello Banfi sta collaborando attivamente agli scavi mettendo a disposizione escavatori e personale per favorire il lavoro degli archeologi nella zona che circonda lo scheletro; l’azienda ha nel frattempo ha fatto richiesta alla Sovrintendenza di poter “adottare” il prezioso fossile ed esporlo al pubblico di appassionati nel suo Museo del Vetro e della Bottiglia nel Castello di Poggio alle Mura.

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