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La Repubblica

Tra Cava e Champagne la bolla italiana gode … Wine Monitor : “Il vino francese è ripartito alla grande (valore export +42%), lo spagnolo soffre. Ma è il Prosecco ad avere la spinta più forte”… Prosecco, Cava e Champagne. Sono i tre spumanti pia diffusi at mondo, le bollicine pia amate a ogni longitudine. Un derby tutto mediterraneo, che vede fronteggiarsi Italia, Spagna e Francia sulle tavole dei consumatori, con successi che variano molto da zona a zona. Ma anche tra i tre vini ci sono molte differenze: cambiano i vitigni e cambia it modo di produzione, perche il Cava e lo Champagne si producono con il metodo classico che prevede la rifermentazione in bottiglia, mentre il Prosecco Doc si produce con il metodo Charmat. Cambiano le bollicine e anche le diverse classificazione dei vini in base alla dolcezza. Tuttavia, nonostante le tante differenze. Prosecco, Cava e Champagne sono delle vere locomotive enologiche e metterli a confronto è utile per capire dove si orienta il sempre più ampio mercato delle bollicine. Ecco allora i numeri di Nomisma Wine Monitor su dati Eurostat, che dicono che il valore dell’export dello Champagne nel 2021 (pari a 3504 milioni di euro) è cresciuto del 42% su un 2020 dominato dalla pandemia e del 13% sul 2019. Il valore del Cava (380 milioni) è aumentato del 17% rispetto al 2020 e del 7% rispetto al 2019, mentre il Prosecco (1327 milioni) ha fatto un balzo del 32% rispetto al 2020 e del 26% rispetto al 2019. “Da questi numeri - commenta il direttore di Nomisma Wine Monitor. Denis Pantini - emerge che lo Champagne, dopo la battuta d’arresto subita nel 2020, è ripartito con un vero boom di vendite, mentre il Prosecco esprime una spinta di lungo periodo più regolare e senza eguali. Il Cava, invece, sembra più in difficoltà e non mette a segno crescite significative”. In particolare, le cantine del Consorzio di tutela del Prosecco Doc nel 2021 hanno prodotto 627,5 milioni di bottiglie, con una crescita del 25,4% sul 2020, anno in cui, nonostante il Covid, la crescita non si era interrotta e aveva varcato la soglia del mezzo miliardo di bottiglie. Ma il balzo del 2021 è di gran lunga il più alto nel trend di costante crescita degli ultimi anni. Un risultato ottenuto anche grazie alla variante Rose, di cui si contano ormai 71.5 milioni di bottiglie. Il Consorzio sottolinea come il dato più interessante sia probabilmente quello relativo alla valorizzazione della singola bottiglia che all’export, in dollari, ha superato il 4%. Ma a volare sui mercati esteri non c’è solo il Prosecco, quanto piuttosto tutto il variegato settore degli spumanti italiani. Sugli scudi nell’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sull’export extra-Ue nei 12 mesi del 2021, il mercato statunitense che ha visto lievitare di 1/3 la domanda a valore, con il Prosecco addirittura a +43%. Ancora più sorprendente è l’andamento delle bollicine made In Italy in Cina, notoriamente Paese rossista. Qua il Prosecco vola a +117%, con un export degli sparkling italiani in crescita del 33%. Bene anche Canada (+23%), Svizzera (+11%) e Giappone (+5%). La categoria è diventata il vero simbolo della reazione post lockdown. I più grandi consumatori di bollicine tricolori si confermano gli Usa dopo anni di leadership dei britannici. “Gli spumanti del Belpaese - dice il segretario generale di Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti - si avviano a chiudere l’anno con un incremento del 30%. Su questa scia, trainata in particolare dal Prosecco, ci attendiamo una crescita anche di altre denominazioni di un fenomeno che presto supererà la soglia di un miliardo di bottiglie l’anno”. Il segreto del successo sta anche nel fatto che lo spumante è un vino altamente gastronomico che semplifica la scelta dell’abbinamento. “Detto questo - aggiunge Castelletti - servirà fare attenzione al 2022, che si è aperto con qualche insidia. La forte erosione dei margini data dall’escalation dei costi delle materie prime del settore, il quasi certo azzeramento del mercato russo e una guerra che, accompagnata alla spirale inflazionistica, influirà in maniera pesante sulla fiducia e quindi sui consumi globali, sono i principali elementi di criticità”.

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