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La Stampa

Meno vino nel mondo ma più scambi … Il rapporto 2017 dell’Oiv... Scontro tra Italia e Spagna sulle regole europee (e i fondi) per la promozione all’estero... Produzione 2017 scarsa, consumi stabili e scambi sempre più internazionali. È questo lo scenario del vino tratteggiato a Parigi dall’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (Oiv), che ha presentato evoluzioni e tendenze in occasione della Congiuntura vitivinicola mondiale. Con la vendemmia 2017 sono stati prodotti 250 milioni di ettolitri di vino, in calo dell’8,6% rispetto al 2016 a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli soprattutto in Europa, dove la diminuzione è stata del 14,6%. L’Italia si conferma primo produttore mondiale con 42,5 milioni di ettolitri (-17% sul 2016), seguita dalla Francia e (36,7 milioni) e dalla Spagna (31,1). Se il vigneto mondiale si è stabilizzato a 7,6 milioni di ettari, anche il consumo l’anno scorso si è attestato a 243 milioni di ettolitri, in linea con il 2016. Gli Stati Uniti si confermano i primi consumatori mondiali seguiti da Francia, Italia, Germania e Cina. Buone notizie sul fronte del commercio internazionale: anche nel 2017 gli scambi mondiali di vino sono cresciuti trainati soprattutto dalle esportazioni di spumanti. Il primo paese esportatore in volume resta la Spagna, davanti a Italia e Francia, mentre in valore sono i francesi a dominare la classifica davanti a Italia e Spagna. I Paesi che importano più vino sono Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Cina. Leggendo questi dati, è ancora più comprensibile l’allarme lanciato dal sistema vino italiano di fronte alla proposta avanzata dalla Spagna di rivedere i criteri di assegnazione dei fondi Ocm per la promozione all’estero: la loro richiesta è che nella programmazione 2018-2023 i produttori vinicoli europei non possano accedere ai programmi di promozione in quei paesi dove si sono svolte attività da 5 anni. Se mai passasse la proposta, i produttori italiani (così come quelli francesi) dovrebbero dire addio alla promozione in paesi chiave come Usa, Canada e Cina. “Una follia - dice Giovanni Busi, presidente del consorzio vino Chianti - Tutti gli amministratori e i politici devono alzare la voce e tutelare gli interessi del vino italiano. Non essere presenti nei mercati importanti nei prossimi anni significa perdere la possibilità di consolidare la presenza del made in Italy in aree dove ci stiamo affermando: un danno incalcolabile per il settore con conseguenze drammatiche”. Sulla stessa linea Olga Bussinello, direttrice del consorzio tutela vini Valpolicella: “L’idea degli spagnoli è che sia meglio azzerare tutti, piuttosto che arrivare ultimi. Un concetto che non può assolutamente passare”. Filippo Mobrici, presidente di Piemonte Land of Perfection e del consorzio Barbera d’Asti: “La promozione deve essere continuativa, altrimenti è come buttare via i soldi”. Per Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc “impedire agli operatori di proseguire la promozione dei loro prodotti usufruendo del sostegno comunitario vanificherebbe quanto già realizzato”. Glie eurodeputati Tiziana Beghin (M5S) e Mario Borghezio hanno chiesto chiarimenti alla Commissione.

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