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La Stampa

Il Metodo classico cresce ma l’enomeccanica non trova apprendisti … “Poca formazione, le aziende si rubano i dipendenti”. Vendite in aumento in Italia e nei mercati esteri... “Quaranta milioni di bottiglie all’anno. Una nicchia di altissima qualità, fiore all’occhiello della nostra enologia, sempre più destagionalizzata e con un trend di crescita in piena evoluzione”. È questa la fotografia sullo spumante Metodo Classico italiano fornita da Giuseppe Martelli, presidente emerito del Comitato Nazionale Vini. Di questi quaranta milioni, oltre 30 si riferiscono a prodotti Docg e Doc, di cui la stragrande maggioranza proviene da aziende del Nord Italia, con in testa Franciacorta, Trentodoc, Oltrepò Metodo Classico e Alta Langa, per un fatturato complessivo intorno ai 300 milioni. “Riunire queste eccellenze sotto un unico ombrello non è impresa facile - dice Martelli -, ma rispetto ai tentativi dei primi anni Ottanta, se oggi il 95% della produzione di Metodo Classico è rappresentata da spumanti Dop e quindi legati al territorio, un bel passo avanti è stato fatto”. Tutto questo si inserisce in un quadro più generale che delinea un forte aumento di consumi interni relativi alle bollicine (oggi, grazie al Prosecco, la nostra produzione sfiora il miliardo di bottiglie contro i 600 milioni della Francia e i 300 milioni della Spagna), con un mercato cresciuto del 50% in pochi anni. Per il Metodo Classico è in forte crescita anche il consumo a tutto pasto. Di tutto questo si parlerà sabato a Canelli, in occasione 3° Forum Nazionale dedicato al Metodo Classico ideato dal giornalista Vanni Cornero. Nelle cattedrali sotterranee di Casa Bosca, si confronteranno i rappresentanti dei consorzi che operano nelle maggiori aree vocate, ma anche alcune di quelle aziende piccole e grandi che hanno scelto di investire passione e denaro per avere nel proprio listino almeno un’etichetta di Metodo Classico. Ma si parlerà anche del grande potenziale che l’imprenditoria enomeccanica canellese non riesce ancora a esprimere del tutto. Significativa sarà la testimonianza di Hicham Barida, imprenditore che ha saputo fare della propria azienda un’eccellenza mondiale nella produzione di macchine enologiche per il Metodo Classico. “Le potenzialità di questo comparto nell’astigiano sono ancora tutte da esplorare - dice Barida -. Il problema è che, paradossalmente, non si trovano professionalità formate per il nostro lavoro. L’enomeccanica è un settore che potrebbe offrire occupazione ben retribuita in tutto il mondo, con stipendi che qui arrivano a superare i 2000 euro mensili e negli Stati Uniti toccano i 5000 dollari”. Tuttavia, non esiste una formazione specifica, o quantomeno non al livello che serve. “Ogni azienda dedica ai neoassunti un lungo tempo di apprendimento, solo al termine del quale le nuove risorse danno risultati concreti. Questa situazione crea purtroppo un vero cannibalismo tra imprese, che spesso non hanno remore a “rubarsi” i giovani”. Quello che manca, per Barida, va individuato su due binari: “Il primo passa per la scuola, che dovrebbe trovare una formula di concertazione con gli imprenditori per coniugare in modo efficace formazione e lavoro; il secondo passa invece per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Con queste basi la richiesta locale di manodopera, che si aggira sul migliaio di posti, potrebbe essere addirittura raddoppiata”.

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